E se le nostre intelligenze non fossero una scala da salire, ma un movimento da abitare? La spirale è una delle immagini che meglio raccontano questo movimento, poiché tra le più potenti presenti in natura: la ritroviamo nei vortici celesti, nei frattali della biologia, nelle conchiglie marine, nel ritmo del respiro. È figura di crescita, di ritorno e trasformazione, di connessione tra microcosmo e macrocosmo.
Così anche le intelligenze che abitano il nostro tempo (emotiva, sociale e inclusiva, interpersonale e intergenerazionale, corporea, artificiale e spirituale, solo per citarne alcune) non si dispongono in modo lineare o gerarchico, ma si avvolgono e si aprono, influenzandosi reciprocamente e il counseling, per la sua vocazione relazionale ed etica, può diventare un laboratorio privilegiato di co-intelligenze. La sfida non è stabilire quale valga di più, ma imparare a metterle in dialogo, come in un’orchestra, dove ogni strumento conserva il proprio timbro ma si accorda agli altri.
Pluralità di intelligenze, pluralità di linguaggi
Già negli anni ’80 la teoria delle intelligenze multiple aveva incrinato l’idea di un’unica misura, tradotta in numeri e classifiche: Howard Gardner ci ha aiutato a vedere menti diverse, radicate in corpi, gesti, linguaggi, contesti. Negli anni ’90 gli studi di Daniel Goleman sull’intelligenza emotiva ci hanno mostrato come la capacità di riconoscere e modulare le emozioni condizioni in profondità la qualità delle relazioni e delle scelte. Oggi possiamo parlare di intelligenza emotiva come capacità di riconoscere e modulare le emozioni; di intelligenza sociale e inclusiva come arte di costruire legami e valorizzare differenze; di intelligenza interculturale e intergenerazionale come sensibilità al dialogo tra storie, età, culture; di intelligenza corporea come ascolto dei saperi incarnati; di intelligenza artificiale come nuova modalità di organizzare informazioni; di intelligenza spirituale come ricerca di senso oltre l’immanente.
Nel colloquio di counseling queste dimensioni emergono, a volte in modo armonico, a volte disallineate: una persona può essere lucidissima sul piano cognitivo e smarrita sul piano emotivo, oppure profondamente connessa al corpo ma priva di linguaggi per raccontarsi. Il lavoro diventa allora aiutare a riconoscere quali intelligenze sono in primo piano, quali in ombra, e come possano tornare a dialogare.
Neurodiversità: altre vie alla realtà
Anche gli studi sulle neurodivergenze ci hanno aiutato a capire i modi in cui il cervello umano funziona nel caso dell’autismo, dell’ADHD, della dislessia e dell’alto potenziale cognitivo. Tuttavia, il concetto moderno di neurodiversità, che considera tali differenze varianti naturali del cervello umano anziché patologie da curare, è stato coniato solo nel 1997 dalla sociologa Judy Singer: ciò che devia dalla media può essere una diversa via di accesso al mondo, non un deficit da colmare.
Questo non cancella la fatica, i margini, le esclusioni che spesso accompagnano queste traiettorie. Ma permette di intravedere anche le risorse: creatività non convenzionale, attenzione al dettaglio, sensibilità sistemica, capacità di cogliere pattern che altri non vedono. Nella pratica di counseling, questo chiede un cambiamento sottile ma radicale: imparare il lessico percettivo e relazionale dell’altra persona, adattare setting, tempi, canali comunicativi. Nell’incontro tra queste differenze la relazione può diventare un luogo in cui l’unicità dell’altro non è solo accettata, ma riconosciuta come contributo.
Pensare per sistemi, non per linee rette
Ma quando spostiamo lo sguardo dal singolo al sistema, le intelligenze appaiono ancora meno separabili. Peter Senge, scienziato ed economista, nel bellissimo libro La quinta disciplina, ci ricorda che nei sistemi viventi gli eventi non seguono catene lineari di causa-effetto: ciò che accade è il risultato di interdipendenze e circuiti di retroazione. Un’innovazione tecnologica può modificare i tempi e le forme di attenzione di un’équipe; un cambiamento corporeo (una malattia, una gravidanza, l’invecchiamento) riorganizza pensieri e relazioni.
A questo orizzonte si intreccia il pensiero del sociologo Edgar Morin, che nei Sette saperi necessari all’educazione del futuro ci invita a riconoscere l’unità nella diversità e la trama invisibile che lega ogni sapere. Per Morin, educare significa affrontare l’incertezza, insegnare la condizione umana, coltivare la comprensione reciproca e sviluppare un’etica planetaria.
In questa prospettiva, l’intelligenza non è una proprietà individuale, ma una qualità emergente dalle relazioni. Per il counseling, significa non fermarsi al “come sta questa persona?”, ma chiedersi anche “come stanno i sistemi di cui è parte?”: quali messaggi riceve, quali ruoli le vengono assegnati, quali aspettative la sostengono o la imprigionano.
Co-intelligenze e conversazioni trasformative
Se l’intelligenza è anche una proprietà delle relazioni, allora le conversazioni diventano luogo privilegiato di trasformazione. Le organizzazioni che apprendono, descritte da Senge, e i “saperi necessari” di Morin convergono su un punto: l’apprendimento autentico è sempre, in qualche misura, collettivo. Non basta accumulare informazioni; serve creare spazi in cui i diversi punti di vista possano incontrarsi, confliggere, essere rinegoziati.
Il counseling può funzionare come un piccolo laboratorio di questo apprendimento condiviso. Nella diade counselor-cliente, nei gruppi, nelle supervisioni, la qualità dell’ascolto e della parola diventa decisiva: quanto margine c’è per dire “non so”, per formulare ipotesi, per restare un po’ più a lungo nella complessità di una domanda? Ogni volta che una conversazione permette a una persona o a un gruppo di vedere i propri modelli mentali, nominare le proprie paure, intravedere alternative, una porzione di co-intelligenza si attiva. È un movimento spesso discreto, ma che nel tempo può cambiare la forma della spirale personale e collettiva.
Tecnologie, paura e infosfera condivisa
Nel nostro presente, questo tessuto di intelligenze è, però, attraversato da un ulteriore attore, sempre più protagonista: l’infosfera digitale. Il filosofo Luciano Floridi, nei suoi studi, mette in luce come le tecnologie dell’informazione e l’intelligenza artificiale stiano ridisegnando gli spazi in cui pensiamo, ricordiamo, ci incontriamo. Non si tratta di contrapporre umano e macchina, ma di chiederci che tipo di relazione stiamo costruendo con questi sistemi, quanto ne comprendiamo il funzionamento, quali parti della nostra attenzione e delle nostre decisioni affidiamo loro.
La filosofa statunitense Martha Nussbaum ci avverte che emozioni come la paura, se non riconosciute, possono diventare forze politiche e culturali che restringono l’orizzonte, alimentano diffidenza e ricerca di capri espiatori. Gli ambienti digitali amplificano questi movimenti: feed personalizzati e bolle informative possono rafforzare percezioni di minaccia, urgenza, polarizzazione. Il rapporto delle persone con i dispositivi, con i social, con le reti di cui fanno parte non è più un tema marginale: lì passano immagini di sé, scenari di futuro, confronti impliciti con gli altri. Prendere sul serio questa dimensione significa includere, nell’idea di intelligenza, anche la capacità di scegliere come e dove nutrire il proprio pensiero e le proprie relazioni.
La spirale di ritorno
Se torniamo alla metafora iniziale, la spirale può aiutarci a tenere insieme tutto questo: ogni giro non cancella il precedente, ma lo include e lo trasforma; ogni passaggio amplia un po’ il raggio, se troviamo il coraggio di non richiuderci nelle vecchie orbite.
Il counseling può diventare, allora, uno degli spazi in cui questo movimento trova forma: un luogo da abitare con cura e responsabilità. Incontrare le persone in questa prospettiva significa riconoscere che il futuro non appartiene a chi domina o controlla, ma a chi sa intrecciare differenze e farle fiorire in un sapere comune.
È questo il compito più grande che abbiamo: custodire la spirale personale e collettiva affinché continui ad aprirsi, rigenerando l’umano nella sua complessità.
Bibliografia essenziale
• Damasio, A. (2019). Lo strano ordine delle cose. La vita, i sentimenti e la creazione delle culture. Adelphi
• Floridi, L. (2021). Etica dell’intelligenza artificiale. Raffaello Cortina
•Gardner, H. (2017). Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza. Feltrinelli
• Goleman, D. (2018). Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici. BUR
• Morin, E. (2015). I sette saperi necessari all’educazione del futuro. Raffaello Cortina
• Nussbaum, M. (2021). La monarchia della paura. Una filosofia per il nostro tempo. Il Mulino
• Senge, P. (2014). La quinta disciplina. L’arte e la pratica dell’organizzazione che apprende. FrancoAngeli
• Siegel, D. J. (2017). Mindfulness e cervello. Il potere di integrare la mente per trasformare la vita. Raffaello Cortina
Image credit: Variazioni Circolari #01 – black, courtesy Adriano Attus
Variazioni circolari è un progetto visivo basato su cinquanta cerchi concentrici, suddivisi in segmenti colorati secondo una progressione numerica. Attraverso rotazioni indipendenti, la struttura genera configurazioni che suggeriscono spirali in assenza di vere linee spiraliche. L’opera esplora l’ambiguità percettiva tra immobilità e flusso, la costruzione del dinamismo attraverso il rigore modulare, e il rapporto tra parte e insieme, individuo e sistema.
