4/2025 Oltre il giardino

La spirale delle intelligenze: mappe per abitare la complessità del counseling

di Rossella Cardinale

La spirale delle intelligenze: mappe per abitare la complessità del counseling

E se le nostre intelligenze non fossero una scala da salire, ma un movimento da abitare? La spirale è una delle immagini che meglio raccontano questo movimento, poiché tra le più potenti presenti in natura: la ritroviamo nei vortici celesti, nei frattali della biologia, nelle conchiglie marine, nel ritmo del respiro. È figura di crescita, di ritorno e trasformazione, di connessione tra microcosmo e macrocosmo.


Così anche le intelligenze che abitano il nostro tempo (emotiva, sociale e inclusiva, interpersonale e intergenerazionale, corporea, artificiale e spirituale, solo per citarne alcune) non si dispongono in modo lineare o gerarchico, ma si avvolgono e si aprono, influenzandosi reciprocamente e il counseling, per la sua vocazione relazionale ed etica, può diventare un laboratorio privilegiato di co-intelligenze. La sfida non è stabilire quale valga di più, ma imparare a metterle in dialogo, come in un’orchestra, dove ogni strumento conserva il proprio timbro ma si accorda agli altri.

Pluralità di intelligenze, pluralità di linguaggi
Già negli anni ’80 la teoria delle intelligenze multiple aveva incrinato l’idea di un’unica misura, tradotta in numeri e classifiche: Howard Gardner ci ha aiutato a vedere menti diverse, radicate in corpi, gesti, linguaggi, contesti. Negli anni ’90 gli studi di Daniel Goleman sull’intelligenza emotiva ci hanno mostrato come la capacità di riconoscere e modulare le emozioni condizioni in profondità la qualità delle relazioni e delle scelte. Oggi possiamo parlare di intelligenza emotiva come capacità di riconoscere e modulare le emozioni; di intelligenza sociale e inclusiva come arte di costruire legami e valorizzare differenze; di intelligenza interculturale e intergenerazionale come sensibilità al dialogo tra storie, età, culture; di intelligenza corporea come ascolto dei saperi incarnati; di intelligenza artificiale come nuova modalità di organizzare informazioni; di intelligenza spirituale come ricerca di senso oltre l’immanente.
Nel colloquio di counseling queste dimensioni emergono, a volte in modo armonico, a volte disallineate: una persona può essere lucidissima sul piano cognitivo e smarrita sul piano emotivo, oppure profondamente connessa al corpo ma priva di linguaggi per raccontarsi. Il lavoro diventa allora aiutare a riconoscere quali intelligenze sono in primo piano, quali in ombra, e come possano tornare a dialogare.

Neurodiversità: altre vie alla realtà
Anche gli studi sulle neurodivergenze ci hanno aiutato a capire i modi in cui il cervello umano funziona nel caso dell’autismo, dell’ADHD, della dislessia e dell’alto potenziale cognitivo. Tuttavia, il concetto moderno di neurodiversità, che considera tali differenze varianti naturali del cervello umano anziché patologie da curare, è stato coniato solo nel 1997 dalla sociologa Judy Singer: ciò che devia dalla media può essere una diversa via di accesso al mondo, non un deficit da colmare.
Questo non cancella la fatica, i margini, le esclusioni che spesso accompagnano queste traiettorie. Ma permette di intravedere anche le risorse: creatività non convenzionale, attenzione al dettaglio, sensibilità sistemica, capacità di cogliere pattern che altri non vedono. Nella pratica di counseling, questo chiede un cambiamento sottile ma radicale: imparare il lessico percettivo e relazionale dell’altra persona, adattare setting, tempi, canali comunicativi. Nell’incontro tra queste differenze la relazione può diventare un luogo in cui l’unicità dell’altro non è solo accettata, ma riconosciuta come contributo.

Pensare per sistemi, non per linee rette
Ma quando spostiamo lo sguardo dal singolo al sistema, le intelligenze appaiono ancora meno separabili. Peter Senge, scienziato ed economista, nel bellissimo libro La quinta disciplina, ci ricorda che nei sistemi viventi gli eventi non seguono catene lineari di causa-effetto: ciò che accade è il risultato di interdipendenze e circuiti di retroazione. Un’innovazione tecnologica può modificare i tempi e le forme di attenzione di un’équipe; un cambiamento corporeo (una malattia, una gravidanza, l’invecchiamento) riorganizza pensieri e relazioni.
A questo orizzonte si intreccia il pensiero del sociologo Edgar Morin, che nei Sette saperi necessari all’educazione del futuro ci invita a riconoscere l’unità nella diversità e la trama invisibile che lega ogni sapere. Per Morin, educare significa affrontare l’incertezza, insegnare la condizione umana, coltivare la comprensione reciproca e sviluppare un’etica planetaria.
In questa prospettiva, l’intelligenza non è una proprietà individuale, ma una qualità emergente dalle relazioni. Per il counseling, significa non fermarsi al “come sta questa persona?”, ma chiedersi anche “come stanno i sistemi di cui è parte?”: quali messaggi riceve, quali ruoli le vengono assegnati, quali aspettative la sostengono o la imprigionano. 

Co-intelligenze e conversazioni trasformative
Se l’intelligenza è anche una proprietà delle relazioni, allora le conversazioni diventano luogo privilegiato di trasformazione. Le organizzazioni che apprendono, descritte da Senge, e i “saperi necessari” di Morin convergono su un punto: l’apprendimento autentico è sempre, in qualche misura, collettivo. Non basta accumulare informazioni; serve creare spazi in cui i diversi punti di vista possano incontrarsi, confliggere, essere rinegoziati.
Il counseling può funzionare come un piccolo laboratorio di questo apprendimento condiviso. Nella diade counselor-cliente, nei gruppi, nelle supervisioni, la qualità dell’ascolto e della parola diventa decisiva: quanto margine c’è per dire “non so”, per formulare ipotesi, per restare un po’ più a lungo nella complessità di una domanda? Ogni volta che una conversazione permette a una persona o a un gruppo di vedere i propri modelli mentali, nominare le proprie paure, intravedere alternative, una porzione di co-intelligenza si attiva. È un movimento spesso discreto, ma che nel tempo può cambiare la forma della spirale personale e collettiva.

Tecnologie, paura e infosfera condivisa
Nel nostro presente, questo tessuto di intelligenze è, però, attraversato da un ulteriore attore, sempre più protagonista: l’infosfera digitale. Il filosofo Luciano Floridi, nei suoi studi, mette in luce come le tecnologie dell’informazione e l’intelligenza artificiale stiano ridisegnando gli spazi in cui pensiamo, ricordiamo, ci incontriamo. Non si tratta di contrapporre umano e macchina, ma di chiederci che tipo di relazione stiamo costruendo con questi sistemi, quanto ne comprendiamo il funzionamento, quali parti della nostra attenzione e delle nostre decisioni affidiamo loro.
La filosofa statunitense Martha Nussbaum ci avverte che emozioni come la paura, se non riconosciute, possono diventare forze politiche e culturali che restringono l’orizzonte, alimentano diffidenza e ricerca di capri espiatori. Gli ambienti digitali amplificano questi movimenti: feed personalizzati e bolle informative possono rafforzare percezioni di minaccia, urgenza, polarizzazione. Il rapporto delle persone con i dispositivi, con i social, con le reti di cui fanno parte non è più un tema marginale: lì passano immagini di sé, scenari di futuro, confronti impliciti con gli altri. Prendere sul serio questa dimensione significa includere, nell’idea di intelligenza, anche la capacità di scegliere come e dove nutrire il proprio pensiero e le proprie relazioni.

La spirale di ritorno
Se torniamo alla metafora iniziale, la spirale può aiutarci a tenere insieme tutto questo: ogni giro non cancella il precedente, ma lo include e lo trasforma; ogni passaggio amplia un po’ il raggio, se troviamo il coraggio di non richiuderci nelle vecchie orbite.
Il counseling può diventare, allora, uno degli spazi in cui questo movimento trova forma: un luogo da abitare con cura e responsabilità. Incontrare le persone in questa prospettiva significa riconoscere che il futuro non appartiene a chi domina o controlla, ma a chi sa intrecciare differenze e farle fiorire in un sapere comune.
È questo il compito più grande che abbiamo: custodire la spirale personale e collettiva affinché continui ad aprirsi, rigenerando l’umano nella sua complessità.


Bibliografia essenziale 

• Damasio, A. (2019). Lo strano ordine delle cose. La vita, i sentimenti e la creazione delle culture. Adelphi
• Floridi, L. (2021). Etica dell’intelligenza artificiale. Raffaello Cortina
•Gardner, H. (2017). Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza. Feltrinelli
• Goleman, D. (2018). Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici. BUR
• Morin, E. (2015). I sette saperi necessari all’educazione del futuro. Raffaello Cortina
• Nussbaum, M. (2021). La monarchia della paura. Una filosofia per il nostro tempo. Il Mulino
• Senge, P. (2014). La quinta disciplina. L’arte e la pratica dell’organizzazione che apprende. FrancoAngeli
• Siegel, D. J. (2017). Mindfulness e cervello. Il potere di integrare la mente per trasformare la vita. Raffaello Cortina


Image credit: Variazioni Circolari #01 – black, courtesy Adriano Attus
Variazioni circolari è un progetto visivo basato su cinquanta cerchi concentrici, suddivisi in segmenti colorati secondo una progressione numerica. Attraverso rotazioni indipendenti, la struttura genera configurazioni che suggeriscono spirali in assenza di vere linee spiraliche. L’opera esplora l’ambiguità percettiva tra immobilità e flusso, la costruzione del dinamismo attraverso il rigore modulare, e il rapporto tra parte e insieme, individuo e sistema.

Rossella Cardinale

Ama integrare con creatività esperienze e risorse.
Dopo una formazione giuslavoristica e oltre 20 anni di lavoro manageriale in azienda, ora si occupa di consulenza sui temi del wellbeing, diversity&inclusion e di formazione sulle competenze legate all’intelligenza emotiva e alla parità di genere. È counselor professionista in psicosintesi e formata come facilitatrice della comunicazione inclusiva e della gestione del conflitto.
Ama la cultura e l’arte ed ha fondato in Aidp Lombardia il gruppo Art&Management.
Pratica yoga e meditazione.

linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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