Il tema del tempo punteggia tutta la scrittura di Ivano Fossati, tanto nella musica quanto nei romanzi.
Nel 2003, lo stesso anno de La cura del tempo di Niccolò Fabi di cui scrivo in un’altra Ispirazione, il cantautore genovese pubblica l’album Lampo viaggiatore in cui spicca il brano C’è tempo, un capolavoro riconosciuto da unanime apprezzamento per l’arrangiamento morbido per fisarmonica e violoncello, pianoforte e batteria, e il testo che è pura poesia.
Pare che Giorgio Gaber accusasse bonariamente Fossati di essere bravissimo ma di scrivere in maniera così criptica che alla fine dell’ascolto non si capiva nulla di quello che voleva dire: le liriche di questa canzone potrebbero corroborare la teoria del Signor G.
Le strofe tratteggiano immagini vivide e frammentarie, ciascuna delle quali descrive sentimenti e vicende intensamente umane. Il testo illumina un modo di guardare al tempo: darselo questo tempo, benedetto e sfuggente, vivendolo tutto, con pazienza, tanto l’attesa che l’azione, il sogno quanto il ricordo.
Non mi sento di aggiungere di più: spiegare la poesia non serve, basta farsi raggiungere. E dunque, mentre esploriamo le relazioni fra tempo e counseling, prendiamoci quattro minuti o poco più per riascoltare il brano e lasciamo che ci tocchi in questa struggente esecuzione in un concerto del 2012, uno degli ultimi prima del ritiro di Fossati dalle esibizioni dal vivo.
musica
C’è tempo
di Ivano Fossati
CBS, 2003
