Ci sono letture capaci di dare un nome a quel senso di costante affanno e disorientamento che caratterizza il vivere quotidiano. È il caso di Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, un libro nato come esperimento filosofico firmato dal nome collettivo Jianwei Xun che è già diventato un caso editoriale. Svelato nel 2025 come un’opera generata dall’interazione tra intelligenza umana e artificiale per mano di Edizioni Tlon, il saggio offre una chiave di lettura particolarmente efficace del presente. Leggerlo con gli occhi di chi si occupa di relazione d’aiuto e counseling significa comprendere perché oggi ci si senta così sfiniti, ansiosi e scollegati da se stessi. Il problema profondo che il libro rileva, infatti, è un sequestro del tempo interiore e della capacità di scegliere.
Il volume suggerisce che non si vive soltanto in una società satura di informazioni, ma in un ecosistema dove l’esperienza percettiva viene orientata prima ancora di poter essere elaborata criticamente. I fatti giungono già selezionati, le priorità già suggerite, il reale in qualche misura già trattato. Così il problema non è solo l’eccesso di informazione, ma una progressiva alterazione del rapporto con la realtà.
Oggi sono i social, gli algoritmi e i grandi flussi di potere a decidere cosa è importante e cosa no. Di conseguenza, molte persone stanno male perché non riescono più a capire cosa provano davvero. In un percorso di counseling, lo scopo diventa allora quello di spegnere questo rumore di fondo. Si crea uno spazio protetto in cui la persona può finalmente spogliare i fatti dai giudizi e ritornare a sentire la propria verità emotiva, senza filtri digitali.
E dentro questa continua torsione anche il tempo cambia natura: smette di essere esperienza e diventa sollecitazione permanente. Il tema non riguarda solo la tecnologia o l’invasività delle intelligenze artificiali. La cultura occidentale moderna ha costruito il proprio immaginario attorno a un’idea di tempo lineare, misurabile, cumulabile. Conta ciò che si produce. Il vuoto inquieta, la pausa crea senso di colpa, il limite spaventa. Non si teme soltanto di perdere tempo: si dubita di non coincidere più con il modello di efficienza che definisce il proprio valore.
Queste parole descrivono perfettamente la gabbia dove si è intrappolati, dove si è barattato il tempo della vita con quello dell’orologio e del rendimento. Se non si produce ci si sente in colpa, ma il benessere psicologico ed emotivo funziona esattamente al contrario: ha bisogno di lentezza, di pause e di momenti di vuoto per permettere alle risorse interne di riemergere.
Contro la sollecitazione permanente di questo mondo descritto in Ipnocrazia, la relazione d’aiuto propone un ritorno ai ritmi naturali della persona. La pausa non è mai tempo perso, ma è il momento esatto in cui la mente assimila e digerisce le emozioni. Capire di non poter fare tutto libera dall’ansia di dover sempre dimostrare il proprio valore attraverso l’efficienza. Sotto la fretta di tutti i giorni esiste un tempo più profondo, l’unico in cui si può davvero cambiare la propria vita: il momento presente.
Il saggio lancia un severo avvertimento: quando si corre sempre, il tempo smette di essere un’esperienza vissuta e si diventa schiavi della narrazione altrui. Il compito del counseling è ridare valore a quel vuoto che tanto spaventa. Solo riappropriandosi del diritto di fermarsi si potrà svegliarsi da questo sonno indotto e ricominciare, finalmente, a vivere davvero il presente.
libro
Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà
di Collettivo Jianwei Xun (Human-Ai)
Edizioni Tlon, 2025
