Ho appena conosciuto un autore finora a me ignoto, Giuseppe Pontiggia, attraverso la lettura di un suo romanzo, Nati due volte, che ha come protagonista il padre di un ragazzo disabile; un libro bellissimo, profondo e di grande attualità. Ma non è stato soltanto il contenuto a colpirmi, quanto anche lo stile scorrevole e insieme pungente, introspettivo e indagatore, in grado di definire il carattere di un personaggio con una sola frase, spesso riproposta al lettore nel suo significato contrario, ma ugualmente vero.
Spinta dalla curiosità di conoscerlo meglio, e di approfondire le doti di quello che mi è parso subito un grande talento della letteratura, ho letto di seguito La grande sera, che risale al 1989 e che ha confermato ampiamente la prima impressione.
Qui il tema centrale è l’assenza, dovuta alla scomparsa improvvisa e misteriosa del fratello del protagonista. Non si tratta di una morte, ma di una sparizione, che costringe ogni personaggio che gravita intorno a colui che pare essere svanito nel nulla, a misurarsi con il proprio modo di abitare l’incertezza. Un vero e proprio mosaico, in cui Pontiggia mostra come l’attesa sia una lente che deforma la realtà, dove le reazioni passano dalle esperienze e dai sentimenti che ciascuno nutre verso colui che è sparito. Ma l’effetto di un tale evento sta anche nel portare alla luce ciò che prima era confuso dal normale flusso della vita: i sotterfugi, le falsità, le menzogne, tutti i problemi che ardevano sotto la cenere. È più comodo non affrontarli, ma l’altrove lontano e sconosciuto, evocato dall’evento accidentale, costringe a fare i conti, a misurarsi con se stessi e con gli altri.
Un romanzo sul tempo come esperienza soggettiva, fragile e irripetibile, che può arricchire la nostra consapevolezza di counselor sul fatto che ogni attesa è un modo diverso di imparare a convivere con qualcosa che non torna.
libro
La grande sera
di Giuseppe Pontiggia
Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2018
