Ambientato in nell’isola di Jersey, in un’epoca immediatamente successiva alla fine del secondo conflitto mondiale, il film ha come protagonista Grace Stewart, interpretata da Nicole Kidman, una madre che vive con i due figli, Anne e Nicolas, aspettando il ritorno del marito dalla guerra.
I bambini sono fotosensibili, quindi la loro esistenza si svolge al chiuso dell’enorme casa di famiglia, le cui finestre sono munite di pesanti tendaggi che non lasciano filtrare in alcun modo la luce. I tre trascorrono la giornata al ritmo di regole oppressive dettate dalla donna, fino a quando, per necessità, entrano in scena nuovi personaggi, il cui arrivo inizierà a produrre delle crepe nello stile di vita abitudinario, con conseguenze inattese.
Un film meraviglioso e di grande suspense, dove il tempo è il vero protagonista, la sostanza che avvolge la casa, i corpi, la memoria. Tutto si muove come se il presente fosse un velo troppo sottile per contenere ciò che è accaduto, e ciò che ancora insiste. Grace vive in un presente che non vuole cedere, che protegge e tenta di imprigionare. Ma è nell’incrinatura di questo ritmo lineare che le contraddizioni vengono allo scoperto, rivelando, a poco a poco, che ciò che crediamo avvenga “adesso” convive con ciò che non è più.
Il colpo di scena finale non è solo narrativo, ma si gioca anch’esso sul filo del tempo, laddove i vivi e i morti non sono separati da un prima e un dopo, e dove ogni condizione si sovrappone all’altra.
Così Amenábar, in The Others, ci pone di fronte a una memoria irrisolta, a un ciclo che si ripete. Ma il film è anche un invito – caro a noi counselor – a riconoscere che ciò che non accogliamo fino in fondo resta con noi come un’eco che abita le stanze della nostra vita. E, soltanto quando siamo pronti a capire, il tempo può finalmente continuare a scorrere.
film
The Others
di Alejandro Amenábar
Medusa Film, Lucky Red USA, Spagna, Francia, 2001
disponibile su varie piattaforme di streaming
