4/2025 Vita da counselor

5 domande a Rossella Famiglietti

Intervista di Elisabetta Boni

5 domande a Rossella Famiglietti

Perché hai scelto di diventare counselor?
L’ho scelto anche per una mia propensione alla vicinanza con le persone in genere che, da quando ho memoria, tendono ad avvicinarsi a me e a raccontarsi. Questo mi ha spinta a formarmi, fino a maturare una competenza che ho affiancato alla mia prima professione, quella di insegnante di Lettere alle scuole superiori. Niente come l’insegnamento ti mette alla prova nell’ascolto, nell’empatia, nella comunicazione, nella relazione in generale e l’adolescenza è stata la mia prima palestra umana e professionale. Una sfida ancora in corso. Il counseling, come l’insegnamento, ha una missione di accompagnamento allo sviluppo dell’essere umano nella sua evoluzione più completa, unitaria e consapevole possibile, ma lo scopo della crescita non è l’apprendimento di una disciplina, bensì la presa di coscienza delle proprie potenzialità e di come poterle esprimere per vivere al meglio.

Qual è stata l’esperienza più impegnativa che hai affrontato e quale ricordi come più gratificante?
Le esperienze impegnative e, allo stesso tempo, gratificanti sono quelle che ti risuonano dentro, che ti spingono, mentre accompagni coloro che scelgono il nostro servizio nel loro percorso, a compiere anche tu quel tratto di strada. Ricordo una cliente quattordicenne che mi ha menzionato in un tema a scuola come un’adulta di riferimento da cui si era sentita accolta e ascoltata, nonostante il nostro percorso insieme si sia interrotto quasi subito per un invio da parte mia ad altro professionista. Oppure la faticosa uscita di un’altra cliente da un rapporto di dipendenza affettiva. Dal nostro lavoro insieme ha tratto un libro e mi ha chiesto di collaborare alla diffusione della sua esperienza, per aiutare le donne che spesso si trovano in situazioni analoghe. A volte, tuttavia, mi è capitato di sentirmi frustrata alla fine di un colloquio per l’impressione persistente di non essere stata abbastanza efficace. Altre lo sono stata e l’ho saputo solo molto tempo dopo, ma talvolta capita anche di non saperlo affatto. In altre situazioni di impasse ho chiesto aiuto a counselor con maggiore esperienza, sono andata in supervisione, ponendo loro il problema di cosa avrebbero fatto al mio posto e ho fatto tesoro dei loro consigli. È così che si cresce come persone e come professioniste e professionisti.

Il setting più particolare in cui hai lavorato o vorresti lavorare?
All’inizio della mia esperienza come counselor, ho lavorato in una soffitta in cui bisognava fare attenzione a non sbattere la testa, conducendo un laboratorio sulla scrittura creativa di lettere (missive) destinate a esplorare ed esternare le emozioni irrisolte. Poi in una sala prove dove, anche con l’ausilio di microfoni e strumenti musicali, grazie alla collaborazione di una straordinaria collega teatroterapeuta a cui devo molto, ho co-condotto un laboratorio di counseling con l’ambiziosa finalità di imparare dalle piante a trasformare l’isolamento favorito dalla società attuale nella costruzione di comunità più umane e integrate nel sostegno reciproco. Oggi, che sono anche mamma, mi rendo conto del bisogno di counseling che ci sarebbe alle giostrine o nelle stazioni dei pendolari, ma soprattutto a scuola. Il counseling scolastico, riconosciuto istituzionalmente nel mondo anglosassone, non trova ancora uno spazio definito nelle nostre istituzioni, salvo che per rare eccezioni. Capita spesso che i problemi degli studenti siano accolti dai collaboratori scolastici piuttosto che da figure professionali capaci di intercettare il disagio e prevenire l’acutizzazione degli stessi, fino a trasformarsi in disturbo. Le possibili derive dovute a stati d’animo trascurati e incancreniti dominano la cronaca odierna: ragazze e ragazzi che si tolgono la vita perché sottoposti a bullismo e cyberbullismo o che, di fronte agli insuccessi scolastici, potrebbero scegliere di abbandonare i banchi. Ne hanno bisogno loro e anche le docenti e i docenti, per fronteggiare il dilagante fenomeno del burnout, e anche i genitori, spesso coinvolti in conflitti per i quali non è prevista una mediazione comunicativa capace di una gestione adeguata. Sapere, oggi, non è più sufficiente se l’apprendimento non è associato a consapevolezza ed empatia. Se manca la gioia di vivere e, quindi, di imparare.

Qual è il tuo “tocco” personale?
La plasticità, la capacità di reazione all’imprevisto, la personalizzazione nella relazione con gli altri. La scuola mi ha insegnato ad accogliere le differenze, le intelligenze multiple, le neurodivergenze. Ho dalla mia una immediatezza nella comprensione della persona che ho davanti, del suo mondo, e la relazione diventa ben presto alleanza. I clienti si sentono liberi di essere se stessi e, naturalmente, fioriscono, rapportandosi con un’intelligenza – secondo la definizione di Gardner – “esistenziale”, che è, secondo me, proprio quella che ogni counselor dovrebbe avere.

Che cosa ti sta insegnando questa professione?
Ho vissuto personalmente il doloroso percorso per diventare me stessa. In questo, il counseling mi ha aiutato e insegnato moltissimo, così come i libri, la scrittura, la musica, la maternità, l’amore per me stessa, la responsabilità di me stessa. E adesso, come counselor, ho focalizzato con chiarezza che tutti gli uomini e le donne sono uguali nei loro bisogni di essere amati e riconosciuti. Che la felicità può diventare una scelta. Che il coraggio di lasciar andare quello che ti fa ammalare può salvarti la vita, anche se lo hai chiamato “famiglia” o “amore”. Che lavorare eticamente, nel rispetto dell’interesse e del bene del cliente, ti premia sempre.


Rossella Famiglietti
Counselor professionista a indirizzo gestaltico integrato, svolge colloqui per singoli e gruppi online e in studio a Modena e Camposanto (MO). Conduce laboratori di counseling. Ha lavorato come operatrice volontaria in sportelli d’ascolto per vittime di violenza. Ha una formazione umanistica e, da oltre quindici anni, insegna Letteratura italiana e Storia nelle scuole superiori di Modena e provincia. Ha scritto per il teatro e per testate giornalistiche quali La Gazzetta di Modena e Il Resto del Carlino. Ha pubblicato i suoi racconti sul Corriere della Sera-Bologna.

Elisabetta Boni

Vive in Mugello, alle porte di Firenze, terra di illustri personaggi quali Giotto e Beato Angelico, e dove il motto «l Care» è ancora impresso in quella che è stata la scuola di Barbiana.
Nel corso della propria carriera di funzionario pubblico si è occupata di varie materie, fra le quali la comunicazione, la cultura e il sociale.
Adesso, continua a scrivere come giornalista per il piacere di farlo, e guarda il mondo con le lenti del counseling e della mediazione familiare, temi di progetti nei quali è impegnata.

linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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