5/2026 Vita da counselor

5 domande a Benedetta Bazzoni

Intervista di Allegra Cosso

5 domande a Benedetta Bazzoni

Perché hai scelto di diventare counselor?
Sono arrivata a questa professione per gradi, scoprendo man mano, sul campo e attraverso alcuni incontri fortuiti, quello che volevo davvero “diventare da grande”. In questo percorso ci sono stati innanzitutto  maestri e maestre che mi hanno fatto vivere l’esperienza di un accompagnamento sensibile, rispettoso e stimolante alla scoperta delle mie capacità, e la bellezza e l’importanza di vivere questo tipo di rapporto per la propria crescita. 
Poi un’esperienza famigliare importante, un periodo piuttosto lungo, durante la mia adolescenza, in cui la situazione lavorativa dei miei genitori ha avuto molti scossoni: fasi di disoccupazione, difficoltà nel rientro nel mondo del lavoro, la sensazione che non ci fossero i supporti necessari né per facilitare il ritorno a una condizione professionale adeguata e sostenibile, né per accogliere tutto il dolore, la paura, il senso di fallimento, impotenza e perdita di ruolo che i miei stavano vivendo. 
Infine, l’aver vissuto “dall’altra parte”, quella della committenza, la potenza e l’efficacia degli interventi di counseling. Da manager responsabile dell’apprendimento e dello sviluppo dei propri colleghi, vedere coloro cui proponevo questi percorsi uscirne soddisfatti, cresciuti e grati, ascoltare i loro riscontri, parlare con i e le consulenti che questi percorsi li guidavano e coglierne la passione, la competenza e la profonda umanità mi ha fatto venire sempre più la voglia di diventare una di loro. Mi è sembrato un buon modo per rimettere in circolo tutto quello che avevo ricevuto, e sentire che poteva avere senso anche per altri. 

Qual è stata l’esperienza più impegnativa che hai affrontato e quale ricordi come più gratificante? 
Più che a una situazione, a una persona specifica, il termine “impegnativo” mi riporta a una esigenza sempre più presente e pressante da parte delle aziende: quella di ridurre i tempi, di fare interventi brevi, a volte anche solo di due/tre, massimo quattro incontri. Magari on line. Magari di 30 minuti. Creare una connessione, stare in ascolto senza ascoltare la pressione a fare focus velocemente, ad “andare dritti al punto”, lasciare spazio e, contemporaneamente, agevolare un passaggio nello sguardo, nella mente, nelle emozioni,  richiede da parte mia molta centratura. Dopotutto, lo spirito “business”, l’attenzione al risultato, l’organizzazione e il ritmo hanno fatto parte a lungo del mio quotidiano (e continuano a farne parte, anche se con più flessibilità e consapevolezza), e basta un attimo che mi ritrovo a “performare” anziché a stare con la persona e con quello che c’è.
Le situazioni gratificanti sono tante: in genere quelle in cui le persone, al termine, condividono di aver fatto dei passi inaspettati, delle scoperte sorprendenti. Ultimamente mi capita spesso al termine di percorsi in cui inserisco pratiche di mindfulness. Nell’ultimo, ad esempio, al termine il partecipante ha espresso la sua soddisfazione e sorpresa per la “concretezza” del percorso. Sì, proprio così: non si aspettava che una pratica “statica” e contemplativa gli consentisse non solo di vedere sé e gli altri con occhi nuovi, ma anche di agire quasi automaticamente nuove modalità, più efficaci e soddisfacenti, per relazionarsi con i colleghi e le colleghe, con il responsabile, con i clienti e le clienti. 

Il setting più particolare in cui hai lavorato o vorresti lavorare? 
Il luogo di lavoro che in assoluto mi ha colpito in maniera più profonda è stato il carcere: si tratta di un’esperienza di molti anni fa, ero proprio agli inizi della mia professione e conducevo incontri di bilancio di competenze di gruppo. Ricordo gli ingressi monitorati dalla polizia carceraria, i colloqui individuali in piccole stanze con le grate alle finestre, l’imbarazzo e la difficoltà iniziali nel trovare la giusta distanza, o meglio, vicinanza. La sensazione di straniamento che mi prendeva ogni volta che entravo. La diversa percezione del tempo e del futuro che avevo rispetto alle persone con cui mi relazionavo: molti (era una sezione maschile) avevano dieci, venti anni da scontare, in un contesto apparentemente sempre uguale, ovattato e chiuso in se stesso. Parlare di motivazione, di sviluppo, di speranza mi sembrava un’assurdità. E, contemporaneamente, sentivo che era quello di cui le persone avevano sete. 

Qual è il tuo “tocco” personale? 
Penso il mix tra la pragmaticità sviluppata in 15 anni di vita “da manager” e l’attenzione all’accoglienza e all’ascolto che ho nutrito a lungo in questa professione.   

Che cosa ti sta insegnando questa professione? 
Sono fortunata: quella del counselor è una professione che richiede un apprendimento continuo, e io amo imparare. Negli anni ho frequentato tantissimi corsi di specializzazione, letto innumerevoli libri, partecipato a convegni e workshop. Ma quello che il counseling nella sua pratica mi ha insegnato è che, per essere al servizio della persona che hai davanti, quello che conta è metterti accanto e ascoltare davvero, con il corpo prima di tutto, anche semplicemente rimanendo in silenzio per tutto il tempo utile a far emergere ciò che è vero, autentico, talvolta inaspettato. Non sempre è necessario funzionare, esserci può bastare. In azienda e, in generale, nel mondo che stiamo vivendo, è una piccola rivoluzione.  


Benedetta Bazzoni
Dopo una esperienza di quindici anni in azienda come manager nel campo delle risorse umane, oggi mi occupo della crescita e della fioritura di persone e organizzazioni. Come consulente e formatrice, supporto la creazione di contesti ad alto tasso di benessere e performance, sviluppandone la sicurezza psicologica, la presenza e la connessione consapevole. Come istruttrice mindfulness, career counselor e coach, accompagno le persone e le squadre a scoprire e valorizzare il proprio potenziale, trovare la propria centratura, progettare traiettorie per la propria crescita professionale.
 

Allegra Cosso

Considera la consapevolezza delle abitudini come una preziosa chiave di volta evolutiva. Laureata in filosofia teoretica, ha sviluppato una personale pratica di counseling attingendo alle proprie competenze di counselor analitico transazionale e di Alexander Technique Teacher.
Lavora con individui e coppie, focalizzandosi sulle relazioni – personali e professionali – e sulla gestione delle difficoltà legate alle malattie croniche come il diabete di tipo 1.
Completa l’attività di counseling con la formazione aziendale, dopo vent’anni alla guida della comunicazione di realtà italiane e internazionali.

linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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omeostasi


L’omeostasi è la capacità degli organismi viventi di autoregolarsi, mantenendo un ambiente interno stabile e costante (temperatura, pH, glicemia) nonostante le variazioni esterne.

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Nota di lettura su questo articolo


Evoluzioni si impegna a fornire informazioni di qualità nel campo del counseling, promuovendo la condivisione di conoscenze e prospettive globali. Lo fa nella consapevolezza che il counseling è una professione largamente diffusa, in un mondo che evolve velocemente. Con esso mutano la società umana e i suoi bisogni, nonché, a distanza di tempi più o meno lunghi, le normative che di conseguenza ciascun Paese sceglie di definire.

Anche i confini della professione di counselor possono essere diversi da nazione a nazione. In alcuni stati chi la esercita può per esempio definirsi terapeuta o psicoterapeuta e occuparsi di disturbi che in altri paesi (tra cui al momento l’Italia) non può per legge affrontare. Diversi sono anche i criteri per la formazione in counseling, le normative e i sistemi di accreditamento/riconoscimento della professione.

Quanto descritto nei contenuti è dunque pubblicato a mero titolo informativo e non costituisce indicazioni per i confini della pratica professionale in Italia, per i quali si raccomanda di fare riferimento alle leggi e normative vigenti nel contesto italiano.

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