4/2025 Approfondimenti

L’intuizione nella relazione d’aiuto

Una ricerca a cura della redazione della rivista che si occupa di Approfondimenti, composta da: Lorenzo Bianchi, Sabrina Alma Pagani, Velia Tigano e Giusi M. Eugenia Valent

L’intuizione nella relazione d’aiuto

L’intuizione può essere considerata una forma di intelligenza? Nella relazione d’aiuto esistono momenti in cui qualcosa accade oltre le parole: un gesto, un respiro, una sensazione che attraversa il corpo e orienta il professionista verso ciò che è necessario in quell’istante. Questo contributo propone di leggere tali fenomeni come espressione di un’intelligenza intuitivo-somatica, intesa come competenza emergente che integra intuizione preverbale, consapevolezza corporea e capacità di auto-regolazione emotiva, sostenendo una pratica professionale più coerente, empatica e trasformativa.


«È solo un’impressione»
«Cosa ti dice la pancia?»
«Ho come la sensazione che…»

Queste frasi risuonano spesso tra i professionisti della relazione d’aiuto, talvolta come preludio a intuizioni significative, tanto per il cliente quanto per il professionista. Nella pratica quotidiana ci affidiamo, quasi senza accorgercene, a un intreccio di percezioni viscerali, intuizioni preverbali, immagini e metafore: un linguaggio silenzioso che spesso guida le nostre decisioni e il nostro modo di essere in relazione.
Eppure, raramente ci fermiamo a riflettere su quanto sia affascinante questo processo di sintonizzazione: cosa lega il cosiddetto gut feeling, quella sensazione corporea che precede il pensiero consapevole, all’emergere della metafora o all’intuizione relazionale? E quale ruolo giocano questi fenomeni nella costruzione di una presenza empatica e centrata?

Per rispondere a queste domande, abbiamo messo in dialogo contributi provenienti da diversi ambiti (counseling, coaching, neuroscienze, psicofisiologia, psicolinguistica e approcci umanistici) che offrono prospettive complementari su come mente, corpo, emozioni cooperino nel generare quella forma di intelligenza intuitivo-somatica che sostiene la qualità della relazione d’aiuto. In una prospettiva più ampia, lo sviluppo di queste capacità ci auspichiamo possa aprire a forme più mature di riflessività, saggezza personale e consapevolezza, con possibili ricadute non solo sul piano individuale ma anche sui contesti relazionali e professionali in cui l’operatore è inserito.

Proponiamo una sintesi rielaborata e integrativa delle implicazioni teoriche e pratiche che abbiamo tratto dai nostri approfondimenti.

La riscoperta della saggezza interiore
In un’epoca caratterizzata da un ritmo di vita accelerato e da complessità crescenti a livello individuale e globale, la capacità di prendere decisioni efficaci e di mantenere un benessere resiliente dipende sempre meno dalla sola cognizione analitica: in misura via via maggiore è necessario accedere a strategie rapide ed efficaci per l’adattamento, e queste risiedono spesso in risorse interne meno esplorate.
Il concetto di intelligenza intuitiva è sempre più riconosciuto come un campo legittimo di indagine scientifica, suggerendo che la saggezza non è solo cerebrale, ma profondamente radicata nell’esperienza corporea e nelle dinamiche emotive.
Da tempo i professionisti della relazione d’aiuto, tra cui anche i counselor e i coach, hanno riconosciuto il valore delle intuizioni, spesso espresse come sensazioni viscerali o “sensazioni di pancia” e la scienza moderna, in particolare la neurobiologia, sta fornendo prove concrete che connettono queste intuizioni preverbali al corpo e al cervello. Questa intelligenza intuitiva non è un mero istinto casuale, ma un complesso intreccio di processi cognitivi, affettivi, somatici che si manifestano come una forma di conoscenza immediata, capace di emergere al di fuori del ragionamento lineare e senza l’intrusione del pensiero razionale e deliberato.
Il nucleo di questa competenza si articola attorno a tre elementi interconnessi: intuizione, consapevolezza somatica e capacità di auto-regolazione emotiva. Lo sviluppo integrato di tali dimensioni sostiene una pratica professionale più efficace ed empatica e favorisce, per i clienti, una maggiore chiarezza nei processi decisionali.

L’integrazione tra intuizione, fisiologia e auto-regolazione emotiva
La comprensione di come intuizione, corpo e auto-regolazione emotiva si influenzino reciprocamente, richiede l’integrazione di diverse prospettive teoriche che spaziano dalla neuroscienza alla psicologia umanistica, fino agli studi sulle interazioni cuore-cervello.

La consapevolezza somatica come base dell’intuizione
L’intuizione, in quanto processo che sorge implicitamente e rapidamente, trova un fondamento fisiologico solido in numerosi studi empirici. La conoscenza implicita, identificata dalla ricerca come una delle principali forme di intuizione, si basa sulla capacità del cervello di riconoscere rapidamente schemi e regolarità apprese attraverso l’esperienza, operando al di fuori della consapevolezza riflessiva e del ragionamento deliberato.
Tuttavia, l’intuizione va oltre il mero pattern recognition, ovvero la capacità di identificare modelli e riconoscere strutture ricorrenti: essa è spesso descritta come una “sensazione percepita” (felt sense) o una “conoscenza corporea”, che fornisce un’indicazione utile sulla strategia o sul piano di intervento da adottare per un cliente e favorisce la creatività nella relazione d’aiuto. La moderna neuroscienza riconosce esplicitamente la profonda connessione tra corpo e cervello, in particolare i segnali che lungo l’asse intestino-cervello influenzano direttamente le emozioni e il processo decisionale.
Dal punto di vista fisiologico, l’intuizione può essere compresa come un’estensione della capacità del corpo di organizzare l’esperienza attraverso l’interocezione, ovvero la consapevolezza degli stati interni. La ricerca suggerisce che una maggiore sensibilità interocettiva sia associata a una più efficace regolazione emotiva e a una maggiore empatia. Per i professionisti, l’accesso a tali processi richiede una forma di sintonizzazione interna, che implica un’attenzione intenzionale all’esperienza presente e ai segnali corporei.
Un aspetto rilevante della consapevolezza somatica riguarda la sua traduzione in forme comunicabili. Il felt sense descritto da Gendlin può essere inteso come una conoscenza corporea implicita che, quando viene riconosciuta, può generare immagini o metafore spontanee. Il linguaggio metaforico funge così da ponte tra esperienza somatica e consapevolezza cognitiva, rendendo utilizzabile un sapere inizialmente pre-verbale. Studi neuroscientifici indicano inoltre che l’intuizione e l’elaborazione metaforica coinvolgono in parte reti neurali sovrapposte, in particolare aree deputate all’elaborazione di associazioni ampie e significati non letterali.

L’auto-regolazione emotiva e la coerenza cardiaca
Un secondo pilastro dell’intelligenza intuitivo-somatica è la capacità di auto-regolazione emotiva, intesa come abilità di modulare i propri stati fisiologici ed emotivi nel contesto relazionale. La ricerca in ambito psicofisiologico evidenzia come tale capacità sia strettamente connessa al funzionamento del sistema nervoso autonomo e alla variabilità della frequenza cardiaca (HRV), considerata un indicatore di flessibilità adattiva e di integrazione mente-corpo.
In condizioni di stress o disregolazione, i pattern fisiologici tendono a divenire instabili, con effetti sulla qualità dell’attenzione e della risposta relazionale. Al contrario, stati di maggiore stabilità emotiva sono associati a configurazioni cardiorespiratorie più ordinate, che favoriscono l’integrazione tra processi emotivi e cognitivi. Il cuore non è inteso solo come sede di funzioni cognitive autonome, ma come organo regolativo e sensoriale che contribuisce, attraverso vie neurofisiologiche afferenti, alla modulazione degli stati emotivi e alla qualità della presenza professionale.
La regolazione dei segnali corporei sostiene così una presenza incarnata capace di ridurre la reattività automatica e facilitare l’emergere di intuizioni contestualmente adeguate nella relazione d’aiuto.

Il cuore come ponte tra fisiologia ed empatia
L’intuizione nasce dunque dal dialogo sottile tra mente e corpo. Il cuore, oltre a scandire il ritmo della vita, invia segnali che influenzano le reti neurali, guidando emozioni e scelte in modi che spesso precedono la consapevolezza. Non “pensa” nel senso cognitivo, ma partecipa con la sua voce fisiologica al linguaggio profondo dell’intuizione.
In questo senso, ciò che più poeticamente viene chiamato intelligenza del cuore può essere inteso come una forma di integrazione mente-corpo: una maggiore coerenza tra sistemi fisiologici, emotivi e cognitivi che amplifica la capacità empatica e la sensibilità intuitiva del professionista. Questa sintonia profonda consente al counselor di accedere a una “conoscenza sentita”, favorendo un processo spontaneo, etico e orientato al benessere autentico del cliente.

Coltivare l’intelligenza intuitivo-somatica per la pratica e la crescita personale
L’integrazione dei contenuti emersi dalle fonti rivela che l’intuizione non è un tratto misterioso, ma una capacità umana possibilmente coltivabile basata sulla fisiologia del corpo e rappresenta, nella sua essenza, una sollecitazione (o prompting) che sorge dall’interno dell’operatore, facilitando l’allineamento con informazioni non verbali che possono portare benefici al cliente.

Implicazioni pratiche per i professionisti del counseling e del coaching
Sul piano professionale, la coltivazione dell’intelligenza intuitivo-somatica comporta un lavoro intenzionale su quattro aree chiave:

Sviluppo della consapevolezza e del grounding
Come i professionisti ben formati già sanno, lasciarsi “intrappolare troppo nella testa” mentre si cercano soluzioni, porta inevitabilmente alla percezione di un blocco dell’intuizione. L’accesso a essa è intrinsecamente legato a uno stato di consapevolezza attenta (mindful awareness) in cui intenzionalmente rallentare i pensieri e radicarsi nel corpo (grounding), per accedere a uno stato di presenza non giudicante, che riduce le distrazioni e permette di sintonizzarsi pienamente con l’esperienza del cliente.

Auto-regolazione emotiva e coerenza fisiologica
Diverse pratiche orientate alla regolazione fisiologica ed emotiva mirano a favorire una maggiore stabilità interna e una migliore integrazione tra segnali corporei, attenzione e risposta relazionale. Tra queste rientrano anche approcci basati sulla modulazione dei ritmi cardiorespiratori, che propongono esercizi strutturati a supporto dell’auto-regolazione e della consapevolezza degli stati interni.
Accanto a tali pratiche, metodi più consolidati come la mindfulness, la respirazione consapevole, la riflessione guidata, l’autocompassione e le tecniche somatiche contribuiscono a sostenere una presenza professionale stabile, riducendo la reattività automatica e facilitando l’accesso a processi intuitivi contestualmente adeguati nella relazione d’aiuto.

Autenticità e uso del sé come strumento di lavoro
Lo strumento più prezioso del professionista non è qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si è. Attraverso la propria presenza incarnata, il professionista può affinare la capacità di sintonizzarsi con l’altro in un processo di attunement, ovvero quella “sintonizzazione” in cui empatia, corpo e intuizione si intrecciano in un’unica forma di ascolto e intervento.
L’attunement richiede naturalmente che il counselor monitori la propria esperienza interiore. Come notato anche nella prospettiva umanistica, l’autenticità rogersiana implica prestare maggiore attenzione al proprio “sé organismico”. E come già ampiamente condiviso, sia nella letteratura del counseling umanistico, sia in quella più ampia delle professioni riflessive (reflective practice), la capacità di riflettere sul proprio vissuto interiore diventa parte integrante del processo trasformativo, poiché apre spazi di consapevolezza reciproca e di apprendimento esperienziale.

Etica e riflessione
Infine, ma non meno importante, l’esercizio dell’intuizione richiede un ancoraggio etico e critico. L’intuizione, pur essendo potente, non è automaticamente benefica e può anzi portare a decisioni affrettate, a convalidare pregiudizi personali o anche essere dannosa per il cliente, provocare la rottura dell’alleanza o inficiare la relazione.
È perciò vitale bilanciare il sapere intuitivo (rapido e implicito) con il pensiero razionale e deliberato (esplicito e lento) e distinguere, con la pratica riflessiva e un costante impegno nell’auto-valutazione, se l’intuizione riguarda il sé del professionista e le proprie dinamiche interne o i bisogni del cliente. L’operatore deve inoltre adottare un linguaggio cauto e moderato (tentative) nell’introdurre le proprie intuizioni, non solo per verificarne la correttezza, ma anche per rispettare l’autonomia della persona e non toccare aspetti sensibili prima che vi sia la disponibilità ad affrontarli, e mantenere quindi un atteggiamento di profonda consapevolezza e rispetto verso la vulnerabilità dell’altro e il punto in cui si trova nel proprio percorso. L’intelligenza intuitivo-somatica deve utilizzare l’intuizione in modo delicato e responsabile a beneficio della relazione di aiuto, promuovendo un’empatia compassionevole capace di elevare la consapevolezza e di diventare forza motrice per comportamenti altruistici e di autentico sostegno.

La trasformazione per il cliente
Quando un cliente impara a connettersi con il proprio senso percepito, magari attraverso l’emergere spontaneo di una metafora, ciò che era bloccato o non elaborato può trasformarsi in una narrazione che finalmente riprende a fluire.
L’unione di intuizione (il sapere implicito e non verbale), consapevolezza somatica (la sintonizzazione interiore e corporea), e auto-regolazione emotiva (la capacità di stabilire un punto di riferimento interno stabile e flessibile come proprio “centro”, come asse di allineamento ed equilibrio) non solo porta a un aumento della consapevolezza ma migliora le capacità di decision-making e la resilienza di fronte allo stress. Questo processo permette di trascendere la reattività abituale e di attingere a strategie più creative ed efficaci, contribuendo in modo significativo sia alla crescita personale che, più ampiamente, a una maggiore coerenza sociale e globale.

Conclusioni
Pur offrendo un modello integrativo coerente tra intuizione, consapevolezza somatica e auto-regolazione emotiva, la proposta dell’intelligenza intuitivo-somatica presenta alcuni limiti che meritano attenzione. La maggior parte delle evidenze disponibili proviene da studi qualitativi o da ambiti ancora in fase di esplorazione (come le neuroscienze interpersonali e la ricerca sulla coerenza cardiaca), che richiedono ulteriori verifiche empiriche e protocolli replicabili. Inoltre, la natura soggettiva dell’esperienza intuitiva, pone sfide metodologiche significative: è difficile distinguere tra intuizione autentica e proiezione personale, o misurare in modo oggettivo i correlati fisiologici dell’attunement. Ulteriori studi comparativi e osservativi, svolti in contesti formativi e di supervisione, potrebbero contribuire a delineare indicatori osservabili di questa competenza, favorendone una maggiore validazione e trasmissibilità professionale.
Sicuramente, l’integrazione tra insight, sintonizzazione corporea e centratura interiore non rappresenta una tecnica in più, ma un percorso di presenza che ogni counselor può esplorare in modo personale e responsabile. Coltivare questa dimensione significa affinare l’ascolto di sé come strumento professionale, restando ancorati a criteri di etica, verifica e supervisione.
L’invito finale, per tutti coloro che operano nell’ambito della relazione d’aiuto, è quindi duplice.
Da una parte, quello di riconoscere e sviluppare questa intelligenza intuitivo-somatica, imparando ad ascoltare, con umiltà e autenticità, la “voce interiore” che sorge dalla sinergia tra cuore, mente e corpo, portando così intuizione e saggezza al centro della pratica professionale e della propria vita.
Dall’altra, quello di continuare a studiare, praticare e condividere esperienze su queste competenze, di proseguire il dialogo professionale nelle sedi formative, nella supervisione e nelle pubblicazioni di settore, attraverso la pratica riflessiva e la documentazione, così da costruire una base comune di saperi e di ricerca applicata. Raccontare casi o semplici intuizioni osservate nel lavoro quotidiano, può contribuire a costruire una conoscenza collettiva più solida e condivisa.

In questo modo, la “saggezza del cuore” (come la chiamano alcuni), intesa non solo come una maggiore coerenza interna tra pensiero, sensazione ed esperienza emotiva, così come descritta in alcuni modelli psicofisiologici, ma più in generale come una qualità raffinata orientata al servizio, potrà forse tradursi da intuizione personale e contestuale a competenza professionale e relazionale osservabile, verificabile e trasmissibile, arricchendo la qualità della relazione d’aiuto e il percorso evolutivo di chi la pratica.


Per approfondire:

  • Bryant, K., & Luft, T. (2023), Intuition in counseling: Implications for humanistic practice. Journal of Humanistic Counseling
  • Coaching as a route to metaphorical understanding. International Journal of Evidence-Based Coaching & Mentoring, 14(2), 3–14. https://doi.org/10.24384/IJEBCM/14/2
  • Hogarth, R. M. (2001), Educating intuition, University of Chicago Press
  • Kahneman, D. (2011), Pensieri lenti e veloci (R. Santa, Trans.), Mondadori
  • Lakoff, G., & Johnson, M. (1980), Metaphors we live by. University of Chicago Press, https://press.uchicago.edu/ucp/books/book/chicago/M/bo3637992.html
  • Marks-Tarlow, T. (2012), Clinical intuition in psychotherapy: The neurobiology of embodied response, W. W. Norton & Company. https://wwnorton.com/books/9780393707038
  • McCraty, R., & Zayas, M. (2014), Intuitive intelligence, self-regulation, and lifting consciousness. Global Advances in Health and Medicine, 3(2), 56–65
  • Thayer, J. F., & Lane, R. D. (2000), A model of neurovisceral integration in emotion regulation and dysregulation, Journal of Affective Disorders, 61(3), 201–216 https://doi.org/10.1016/S0165-0327(00)00338-4
  • Thayer, J. F., Åhs, F., Fredrikson, M., Sollers, J. J., & Wager, T. D. (2012), A meta-analysis of heart rate variability and neuroimaging studies: Implications for heart rate variability as a marker of stress and health, Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 36(2), 747–756. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2011.11.009
Redazione

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linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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