5/2026 Oltre il giardino

L’era della stanchezza

di Rossella Cardinale

L’era della stanchezza

Nella nostra epoca, che interpreta il limite come ostacolo e il vuoto come mancanza, viviamo una tensione silenziosa che ci fa sentire costantemente ingaggiati: una logorante e continua mobilitazione interna che genera una condizione di stanchezza profonda. L’articolo esplora un importante ruolo del counseling in risposta a questa sollecitazione: ispirare l’autentica presenza come forma di ritorno a sé, al proprio confine, al proprio tempo.


Quando il tempo perde respiro

Viviamo in un tempo che non ama il limite, ma che lo interpreta come un ostacolo o, peggio, come una forma di inadeguatezza.
Siamo sempre raggiungibili, sempre convocabili, sempre potenzialmente chiamati a rispondere.
E questa saturazione, poco alla volta, diventa un modo di stare al mondo, una tensione silenziosa che continua ad agire anche quando l’urgenza sembra finita.
La contemporaneità ci chiede di essere costantemente ingaggiati. Così, anche quando non facciamo nulla, spesso restiamo interiormente attivati, come se il corpo fosse fermo ma la mente continuasse a inseguire un compito invisibile.
Eppure il limite non è il contrario della possibilità, ma ciò che le dà forma.
Senza uno spazio vuoto, infatti, il pensiero non trova il tempo per depositarsi e trasformarsi.

La fatica di dover sempre poter essere

Byung-Chul Han, filosofo sudcoreano formatosi in Germania e tra gli interpreti più lucidi del disagio contemporaneo, ne La società della stanchezza descrive il passaggio da una società fondata prevalentemente sul divieto a una società dominata dalla prestazione.
Non siamo più soltanto soggetti disciplinati da un “devi”, ma soggetti mobilitati da un “puoi”: puoi fare di più, migliorarti, reinventarti, diventare la versione migliore di te stesso.
Questa promessa sembra parlare il linguaggio della libertà, ma contiene un’ambivalenza profonda.
Quando il “puoi” diventa illimitato, si trasforma in un comando più sottile del divieto, perché si insinua nella percezione di sé, confondendosi con il desiderio, e rende difficile distinguere ciò che nasce da una scelta autentica da ciò che risponde all’adesione automatica a un modello di efficienza permanente.
In questa prospettiva, la stanchezza non è soltanto l’effetto di un sovraccarico del fare, ma è il segnale di una mobilitazione interna continua.
Secondo la psicobiologia dello stress, l’organismo umano è capace di adattarsi ai cambiamenti, ma quando l’adattamento diventa cronico il carico si accumula. E l’essere umano non è fatto per vivere sempre in emergenza, nemmeno quando l’emergenza assume il volto ordinario di un’agenda piena.

Ciò che chiama e ciò che conta

Stephen R. Covey, autore che ha portato nel mondo organizzativo una riflessione sull’efficacia personale legata alla responsabilità, alla visione e alla scelta, ha reso popolare una distinzione ancora preziosa, quella tra urgenza e importanza. L’urgenza reclama attenzione immediata, interrompe, si impone. L’importanza, invece, ha un’altra voce: spesso chiede ascolto, orientamento, fedeltà a ciò che ha valore.
Una parte del disorientamento contemporaneo nasce, forse, proprio qui. Siamo molto allenati a reagire a ciò che chiama, ma meno capaci di restare in contatto con ciò che vale.
Il counseling incontra spesso questa frattura. La persona arriva con una domanda concreta: gestire meglio il tempo, prendere una decisione, affrontare una relazione difficile, sostenere un passaggio professionale, ritrovare energia.
Ma sotto la domanda più visibile ne affiora un’altra, più radicale: dove sono finito io, dentro tutto questo?

Il counseling come spazio di misura

In questo senso, il counseling non può limitarsi a offrire strumenti per funzionare meglio, rendendosi, così, complice dello stesso paradigma che genera affaticamento.
Il counseling può, invece, diventare uno spazio in cui il tempo cambia qualità, trasformandosi in un tempo che permette alla persona di dare significato all’esperienza.
La relazione d’aiuto, infatti, nella prospettiva di uno dei suoi fondatori [Carl Rogers, figura centrale della psicologia umanistica e dell’approccio centrato sulla persona, n.d.a.] non consiste nel guidare l’altro dall’esterno, né nel sostituirsi alla sua capacità di scelta. Prende forma, piuttosto, in un clima relazionale fondato su autenticità, ascolto empatico e accoglienza non giudicante. È dentro questo spazio che la persona può tornare a contattare la propria esperienza, riconoscendo ciò che sente e recuperando una possibilità più libera di orientamento.
Le riflessioni di Edgar H. Schein, studioso dei processi organizzativi e delle relazioni di aiuto, possono integrare questa prospettiva mostrando quanto l’aiuto sia una pratica delicata anche sul piano relazionale e sociale. Ne Le forme dell’aiuto, Schein osserva che chi chiede aiuto si trova spesso in una posizione di vulnerabilità, mentre chi aiuta rischia facilmente di collocarsi, anche senza volerlo, in una posizione di superiorità. Per questo l’aiuto autentico non coincide con l’offerta immediata di una soluzione, ma con la costruzione paziente di una relazione sufficientemente sicura, nella quale la domanda possa chiarirsi e la persona possa ritrovare il proprio potere di comprensione e di scelta.
Rogers e Schein, pur muovendosi in orizzonti diversi, convergono, dunque, su un punto essenziale: aiutare non significa occupare lo spazio dell’altro, ma custodirlo, senza accelerare verso una risposta, creando le condizioni perché la persona possa ascoltare con maggiore chiarezza ciò che accade dentro di sé.
Nel tempo saturo della prestazione, questa qualità dell’aiuto ha un valore profondamente trasformativo: restituisce alla persona non una soluzione preconfezionata, ma uno spazio originario in cui tornare a sé.

Il vuoto come luogo di trasformazione

A Simone Weil è attribuita una frase di straordinaria intensità: “La grazia entra dove c’è un vuoto”. Al di là della sua interpretazione spirituale, questa intuizione apre uno spazio prezioso anche a ciò che si rende disponibile. Lo spazio non occupato dall’automatismo diventa una cavità interiore in cui può accadere qualcosa di non interamente programmato.
Il vuoto è forse una delle esperienze più difficili da vivere per l’uomo contemporaneo. Lo associamo facilmente all’assenza e per questo tendiamo a riempirlo subito. Eppure il vuoto può essere il luogo di una sedimentazione del pensiero, in cui qualcosa che non aveva ancora parola inizia a emergere.
Spesso la trasformazione procede in modo discreto, quasi impercettibile, fino a quando ci accorgiamo che qualcosa, dentro o intorno a noi, non è più come prima.
François Jullien, filosofo e sinologo francese, ha dedicato molta parte del suo lavoro al dialogo tra pensiero europeo e pensiero cinese. Ne Le trasformazioni silenziose mostra come ciò che cambia davvero non sempre lo faccia attraverso rotture evidenti o decisioni spettacolari.
Questa prospettiva è particolarmente vicina all’esperienza del counseling. Molte trasformazioni non avvengono quando una persona riceve una risposta definitiva, ma quando inizia a interrogarsi diversamente. Il vuoto, allora, non è uno spazio morto, ma può diventare una soglia di elaborazione.

Attenzione, realtà, libertà

La contemporaneità, però, non si limita a chiedere prestazione, ma costruisce ambienti percettivi capaci di orientare la nostra attenzione, i nostri desideri, persino il nostro senso di realtà.
È quanto sostenuto nel testo Ipnocrazia (ne scriviamo fra le Ispirazioni in questo numero), attribuito a Jianwei Xun e poi rivelatosi parte di un esperimento filosofico costruito anche attraverso l’intelligenza artificiale.
Il punto, qui, non è entrare nel dibattito sull’autorialità del testo, ma raccogliere una domanda che riguarda profondamente il nostro tempo: che cosa accade alla libertà quando l’attenzione viene continuamente catturata e veicolata? Se ogni spazio interno è colonizzato da stimoli, urgenze, narrazioni e confronti, diventa più difficile riconoscere ciò che è davvero nostro. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, né di idealizzare la lentezza del tempo andato: la questione è come restare presenti dentro sistemi che tendono a segregare l’attenzione verso percorsi predeterminati e a generare bisogni eteroindotti.
In questa prospettiva, il counseling può diventare una pratica di “disipnosi” gentile. Non perché sveli una verità al posto della persona, ma perché la accompagna a riaprire uno spazio proprio tra stimolo e risposta.

Tornare allo spazio interiore

Anche Daniel Goleman, psicologo e divulgatore scientifico noto per aver diffuso il tema dell’intelligenza emotiva, e Richard J. Davidson, neuroscienziato tra i più autorevoli nello studio delle emozioni e della meditazione, ne La meditazione come cura propongono una riflessione importante: le pratiche contemplative non sono semplici tecniche di rilassamento, ma vie attraverso cui allenare l’attenzione, la regolazione emotiva e la qualità della presenza.
Il loro contributo è prezioso perché evita due rischi opposti: ridurre la meditazione a moda del benessere o trasformarla in promessa salvifica. La meditazione, nella loro prospettiva, non cancella la complessità della vita, ma può modificare il modo in cui la mente si rapporta all’esperienza.
Lo sguardo del counseling può, dunque, andare oltre l’illusoria pretesa di guarire ogni stanchezza e soffermarsi sulla possibilità di ascoltarla prima che diventi estraneità da sé, offrendo la possibilità di ritrovare un punto interno da cui osservare ciò che accade.

L’era della stanchezza ci consegna una sfida decisiva, quella della presenza.
Imparare a riconoscere (e a onorare) il limite non come fallimento, ma come architettura della nostra umanità e a custodire il vuoto non come assenza, ma come spazio di ritorno, può aiutare a restituire al tempo non solo una funzione, ma un respiro diverso. Perché forse l’antidoto alla stanchezza non è l’efficienza, ma una nuova possibilità, quella di ritornare, con il tempo giusto, a sé.


Bibliografia

  • Covey S. R. (2021), Le 7 regole per avere successo. The 7 Habits of Highly Effective People, FrancoAngeli, Milano
  • Goleman D. e Davidson R. J. (2017), La meditazione come cura. Una nuova scienza per guarire corpo, mente e cervello, Rizzoli, Milano
  • Han B.-C. (2020), La società della stanchezza, Nottetempo, Milano
  • Jullien F. (2010), Le trasformazioni silenziose, Raffaello Cortina Editore, Milano
  • Rogers C. R., La terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze, varie edizioni.
  • Rogers C. R. (1957), The Necessary and Sufficient Conditions of Therapeutic Personality Change in “Journal of Consulting Psychology”, vol. 21, n. 2, pp. 95-103.
  • Schein E. H. (2010), Le forme dell’aiuto. Come costruire e sostenere relazioni efficaci, Raffaello Cortina Editore, Milano
  • Weil S., L’ombra e la grazia, Bompiani, Milano, varie edizioni.
  • Xun J. (2025), Ipnocrazia. Trump, Musk e la nuova architettura della realtà, Tlon, Roma

Photo credit: foto di Antonello Ferrara.

Antonello Ferrara (Taranto, 1967) ha prestato servizio nella Marina Militare per quarant’anni. Oggi vive e lavora a Catania, dedicandosi alla fotografia e alla scrittura.
La sua ricerca esplora la dimensione scenica dell’immagine e il rapporto tra esseri umani, ambiente e mare. Con lunghe esposizioni, filtri autoprodotti e interventi in fase di scatto, trasforma il reale in visioni evocative, dove memoria, immaginazione e imprevedibilità si intrecciano, invitando lo spettatore a completare ciò che l’immagine volutamente sottrae. Per questo, preferisce non accompagnare le sue opere con titoli o testi: per lasciare libertà a chi le osserva di far emergere memorie ed emozioni intime, mentre qualsiasi sua parola finirebbe inevitabilmente per orientare la lettura, occupando spazio altrui.
Espone in Italia ed Europa.
Antonello Ferrara su Instagram

Rossella Cardinale

Ama integrare con creatività esperienze e risorse. Dopo una formazione giuslavoristica e oltre 20 anni di lavoro manageriale in una casa editrice, ora si occupa di consulenza sui temi del wellbeing, diversity&inclusion e di formazione sulle competenze legate all’intelligenza emotiva e alla parità di genere. È counselor professionista in psicosintesi e formata come facilitatrice della comunicazione inclusiva e della gestione del conflitto.
Dal 2024 è stata eletta come consigliera del Direttivo di Aidp Lombardia e dal 2025 come consigliera del Forum della Meritocrazia e in entrambe le associazioni mette a disposizione la sua esperienza e professionalità per co-costruire ambienti di lavoro più equi e sostenibili. Per creare sinergie tra la cultura, le arti e le buone pratiche manageriali ha fondato in Aidp Lombardia il gruppo Art&Management.
Pratica yoga e meditazione.
www.rossellacardinale.net

linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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omeostasi


L’omeostasi è la capacità degli organismi viventi di autoregolarsi, mantenendo un ambiente interno stabile e costante (temperatura, pH, glicemia) nonostante le variazioni esterne.

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Nota di lettura su questo articolo


Evoluzioni si impegna a fornire informazioni di qualità nel campo del counseling, promuovendo la condivisione di conoscenze e prospettive globali. Lo fa nella consapevolezza che il counseling è una professione largamente diffusa, in un mondo che evolve velocemente. Con esso mutano la società umana e i suoi bisogni, nonché, a distanza di tempi più o meno lunghi, le normative che di conseguenza ciascun Paese sceglie di definire.

Anche i confini della professione di counselor possono essere diversi da nazione a nazione. In alcuni stati chi la esercita può per esempio definirsi terapeuta o psicoterapeuta e occuparsi di disturbi che in altri paesi (tra cui al momento l’Italia) non può per legge affrontare. Diversi sono anche i criteri per la formazione in counseling, le normative e i sistemi di accreditamento/riconoscimento della professione.

Quanto descritto nei contenuti è dunque pubblicato a mero titolo informativo e non costituisce indicazioni per i confini della pratica professionale in Italia, per i quali si raccomanda di fare riferimento alle leggi e normative vigenti nel contesto italiano.

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