Tutte le recensioni di Boyhood (potremmo tradurre il titolo con “fanciullezza”) sottolineano la sua eccezionale realizzazione. Per comprendere il valore del film e il perché dell’inserimento in questo quinto numero di Evoluzioni, credo sia utile procedere a ritroso e, senza svelare troppo, voglio richiamare l’ultimo scambio di battute della pellicola.
Mason, il protagonista interpretato da Ellar Coltrane, parla con una ragazza appena conosciuta, che condivide con lui un pensiero: non crede che si debba cogliere l’attimo, come si dice, ma che siano gli attimi a cogliere le persone; il ragazzo ci pensa su e poi le dà ragione.
In questa chiosa, c’è il tema centrale dell’opera: il tempo che passa su tutte e tutti noi che viviamo la nostra normalità, unica anche senza epicità.
In tal senso, la storia di Mason è esemplare. Lo seguiamo per dodici anni mentre cresce, da quando è bambino all’arrivo al college, per la prima volta distante dalla madre (Patricia Arquette), con cui sempre ha vissuto, e dal padre (Ethan Hawke), presenza regolare sebbene lontano dall’ex moglie e dai figli. Il giovane protagonista attraversa la sua fanciullezza e l’adolescenza e intanto cambia case e città, vive il rapporto con la sorella e i genitori, procede nei cicli scolastici, incontra coetanei e amori, sperimenta tagli di capelli e usa la tecnologia che evolve.
Una vicenda normale, mossa dagli adulti, che incontra attimi di gioia e drammi, tutti raccontati con brevità ma non senza empatia, come scorci significativi nel vasto panorama di un lungo arco temporale. Una sceneggiatura capace di fluire per oltre due ore e mezza senza accadimenti eclatanti, con personaggi ordinari e apparentemente banali, ma profondamente umani senza essere eroi: una tale normalità che ha fatto dire che Boyhood non abbia una trama.
Del tutto straordinario, invece, è stato l’impegno per la realizzazione della pellicola.
Il regista Richard Linklater ha lavorato con gli stessi attori e attrici e col medesimo team tecnico, che ha richiamato con regolarità per una quarantina di giorni di riprese spalmati nell’arco di dodici anni. In questo modo, ha potuto seguire “in tempo reale” la crescita del giovane protagonista e l’evoluzione dei corpi, dei mezzi, della società.
Un progetto impegnativo per durata ed estremamente coerente con il tema del film, sottolineato nella scena finale: l’importanza di osservare e valorizzare lo scorrere del tempo, la quotidianità, le storie, il cinema, la vita.
film
Boyhood
di Richard Linklater
Universal Pictures
2014
