4/2025 Fil rouge

Attunement. Who owns intelligence?
di Alessandra Cosso

Attunement. Who owns intelligence? di Alessandra Cosso

Letteralmente: chi ha diritto di proprietà sull’intelligenza? Se lo chiedeva Howard Gardner (1999) in un articolo di fine secolo scorso su The Atlantic. E credo sia questa la domanda da porci nel momento in cui ci interroghiamo sul tema delle intelligenze – perché già definirle al plurale non è cosa scontata.
L’articolo di Gardner partiva dal descrivere l’opera di Alfred Binet, che nell’Ottocento inventò la psicometria, la scienza che misura le capacità cognitive delle persone. Questa pratica, che ha avuto enorme fortuna per tutto il Novecento, oggi è messa fortemente in discussione.

Negli ultimi decenni, infatti, una critica comparata sta illuminando e rivelando i tanti pregiudizi dei sistemi culturali e di pensiero in cui siamo ancora in parte immersi: il colonialismo, l’antropocentrismo, la cultura patriarcale… Tra i tanti, è messo in discussione anche il concetto di intelligenza per come ci è stato spiegato da costrutti come il QI, su cui peraltro ancora si basano la gran parte dei test usati in selezione.
È sempre più chiaro che abbiamo vissuto in un contesto culturale che definiva un certo parametro di normalità nella dotazione cognitiva degli esseri umani: essere cognitivamente normodotati, iper o ipodotati diventava, di conseguenza, una classificazione dell’utilità sociale, e forse ancor più economica, di una persona. Comprendere che il concetto di normalità è collegato a dinamiche di potere economico, politico, sociale, è stato il passaggio di questi ultimi anni.

Who owns intelligence, quindi?

Nell’intervista che trovate in Dialoghi, Fabrizio Acanfora, che studia la normalità come costrutto sociale, ci introduce al matematico belga Adolphe Quetelet che propose, a metà Ottocento, la figura dell’uomo medio: un modello statistico che descrive la distribuzione delle caratteristiche umane attraverso la famosa curva a campana, la cosiddetta gaussiana.
Quello che era nato come strumento di osservazione, ci spiega, si trasformò rapidamente in uno strumento normativo: la media diventò la misura di ciò che è desiderabile. La normalità smise di essere una semplice descrizione e diventò un ideale morale.

Per superare questa prospettiva, alla fine degli anni Novanta Judy Singer, sociologa e persona autistica, introduce il concetto di neurodiversità. Il termine sposta il discorso dall’ambito medico a quello politico: non indica una categoria clinica, ma un fatto biologico e sociale – la diversità dei cervelli e dei modi di funzionare è una componente naturale della specie umana, non un’anomalia da correggere.
Parlare di neurodiversità significa quindi riconoscere che ciò che chiamiamo “autismo”, “ADHD”, “dislessia” o altre etichette diagnostiche sono forme differenti di esperienza del mondo. È un concetto che, come i movimenti femministi o antirazzisti, nasce come atto di emancipazione, come richiesta di autodeterminazione. Rendere più consapevole lo sguardo dell’altro vuol dire allora smontare la lente patologizzante con cui osserviamo la diversità. Significa passare dall’idea di “persone da includere” a quella di “persone con cui convivere”, accettando che la società non sia un corpo uniforme, ma un ecosistema di differenze.
Differenze che, se ben comprese e incluse, diventano una pluralità di sguardi sul mondo di cui, oggi, abbiamo un grande bisogno. Perché, diciamocelo, il pensiero “normale” non ha visto arrivare molti dei problemi (in qualche caso pericoli) che oggi dobbiamo affrontare. Forse, sarà proprio combinando i modi diversi che il cervello umano ha di leggere il mondo che riusciremo a risolverli.
Neurodiversità è ovviamente anche una delle parole del counseling di questo numero, non potevamo esimerci dall’esplorarne le implicazioni. Le fanno buona compagnia intelligenza, responsabilità e coscienza.

Contestualmente alla battaglia culturale di Singer, sono arrivati gli studi sul funzionamento del cervello e le neuroscienze che hanno iniziato a crepare, e poi sgretolare, le assunzioni categorizzanti sull’intelligenza. Lo stesso Gardner (2007), con la sua teoria delle intelligenze multiple, ha dato una spallata importante a quelle certezze, che sottendevano una visione del mondo di un certo tipo. Se voleste farvi un’idea del punto a cui oggi è giunto il suo pensiero, vi consiglio di tuffarvi subito nel documentario segnalato in una delle nostre Ispirazioni HI! Human Intelligence di Joe Casini. Comprende interviste a Howard Gardner, Daniel Goleman, Maura Gancitano. In poco più di un’ora ci porta alla scoperta della mente dell’uomo e delle sue molteplici intelligenze calate in questo tempo, dove la tecnocrazia gioca un forte impatto sul pensiero, e lo fa indagando l’idea di intelligenza attraverso lo sguardo multidisciplinare di psicologi, filosofi, economisti, ingegneri, educatori e artisti, che riescono a delineare una visione moderna, complessa e ricca del tema.

Una complessità che è ben rappresentata con la metafora della spirale nell’articolo della sezione Oltre il giardino, in cui le tante intelligenze che abitano il nostro tempo (emotiva, sociale e inclusiva, interpersonale e intergenerazionale, corporea, artificiale e spirituale, solo per citarne alcune) si avvolgono e si aprono, influenzandosi reciprocamente. La sfida, scrive l’autrice, non è stabilire quale valga di più, ma imparare a metterle in dialogo, come in un’orchestra, dove ogni strumento conserva il proprio timbro ma si accorda agli altri e il counseling, per la sua vocazione relazionale ed etica, può così diventare un laboratorio privilegiato di co-intelligenze.

In Vita da counselor, Rossella Famiglietti le fa eco: accogliere le differenze, le intelligenze multiple, le neurodivergenze, racconta, le ha dato una plasticità relazionale che considera un po’ il suo “superpotere”. Una certa immediatezza nella comprensione della persona che ha davanti, del suo mondo, spiega, che coglie come d’istinto.

Ma l’istinto è una forma di intelligenza? Si chiede l’articolo scritto a più mani dalla nostra redazione Approfondimenti. Che esplora così il tema: lo strumento più prezioso del professionista non è qualcosa che si possiede, ma qualcosa che si è. Attraverso la propria presenza incarnata, il professionista può affinare la capacità di sintonizzarsi con l’altro in un processo di attunement, ovvero quella sintonizzazione” in cui empatia, corpo e intuizione si intrecciano in un’unica forma di ascolto e intervento in cui la capacità di riflettere sul proprio vissuto interiore diventa parte integrante del processo trasformativo, poiché apre spazi di consapevolezza reciproca e di apprendimento esperienziale.
Mi sintonizzo con l’altro per comprenderlo pienamente, osservandolo e allo stesso tempo osservando me stessa nella relazione. Una sorta di contemplazione della connessione implicita che si crea nel campo relazionale tra i rispettivi sistemi nervosi, le rispettive sensazioni, emozioni. Un’intelligenza integrata, come recita il titolo dell’articolo: una competenza emergente che unisce percezione sottile, ascolto somatico e centratura interiore, e che accompagna i professionisti verso una pratica sempre più coerente, empatica e trasformativa. Ascoltare, comprendere, evitando qualsiasi intento che definisca, normi, valuti. Sentire a tutto tondo, sentire con tutto quello che siamo.

Ed ecco che il corpo entra con naturalezza nell’equazione: la sua intelligenza incarna qualità preziose. Come scrive Alessandra Callegari in Il counseling, relazione corporea, la corporeità fa da ponte tra la dimensione psicologica e quella spirituale, un luogo dove la consapevolezza si radica nell’esperienza viva: nel corpo incontriamo vulnerabilità, finitezza e possibilità di autentico contatto con l’altro. E, quindi, solo riconnettendoci ai nostri “corpi intelligenti” potremo evitare di diventare automi e restare pienamente umani. Il corpo non mente, è nel corpo che si iscrive la storia di ciascuno di noi.

Il tema è ripreso nell’altro articolo contenuto nella sezione Casi, strumenti e pratiche, che esplora la Tecnica Alexander e il suo studio dell’uso di sé in relazione al concetto di copione in Analisi Transazionale. Quando ripetiamo a lungo alcuni atteggiamenti, spiega l’autrice, adottiamo specifici schemi di pensiero, di tono muscolare e di coordinazione, e l’organismo registra tali modalità come “normalità”. La persona può non avvertire come disfunzionale un modo di reagire, perché lo utilizza da sempre. Nel corpo questo processo è particolarmente evidente: la tensione emerge prima della consapevolezza, come un automatismo. Ancora una volta, il concetto di normalità ci inganna.

L’intervista a Gianluca Capotosto esplora la possibilità di creare un ponte tra la nostra capacità di sentire l’altro e gli algoritmi. La domanda è quasi un ossimoro per alcuni di noi: è possibile empatizzare e sintonizzarsi sui bisogni dell’altro grazie all’intelligenza artificiale? Capotosto sta fondando una startup che si occupa di intelligenza artificiale a supporto dei flussi di lavoro in chiave neuroaffermativa, ovvero che va incontro ai bisogni della neurodiversità che incontra. Intelligenza artificiale e istinto si sintonizzano sui bisogni specifici di comunicazione di persone neurodivergenti.

Lo sguardo esperto di Luigi (Gigio) Rancilio, che studia l’impatto delle nuove tecnologie su giornalismo e spiritualità, ci riporta invece sulle implicazioni etiche e spirituali che il tema IA solleva. Esistono infatti chatbot con i quali è possibile confessarsi, o che creano omelie, per esempio. Rancilio ne evidenzia i pericoli: tutto quello che riguarda la spiritualità e la preghiera non può entrare nell’ambito dell’intelligenza artificiale, se non per aspetti totalmente secondari. Le tecnologie non sono per questo da demonizzare, ma l’umanità a suo parere non può essere affidata a un algoritmo.

Il ruolo dell’IA nelle relazioni d’aiuto è anche esplorato da uno degli articoli in Counseling nel mondo: quello che tutti i counselor devono sapere sull’IA. ChatGPT e le altre piattaforme di IA, infatti, non sono nate come sostegno alla salute mentale ma, secondo una recente ricerca dell’Harvard Business Review, questo è attualmente il loro uso principale. La grande sfida per i professionisti del counseling e della psicoterapia è di non resistere, ma comprendere e integrare il funzionamento dell’IA, riconoscendone le potenzialità come strumento aggiuntivo, di facile accesso, utile per esercitarsi e che può essere di sostegno tra un colloquio e l’altro.

Il tema riguarda anche noi counselor italiani: dal 10 ottobre 2025, i counselor professionisti devono sottoporre ai clienti un’informativa in cui dichiarano se e come eventualmente utilizzano l’intelligenza artificiale nell’esercizio della professione. In Notizie da AssoCounseling trovate i dettagli.

A questo proposito, sappiate che Evoluzioni ha scelto di adottare l’utilizzo dell’IA come supporto ad alcune attività redazionali, per esempio l’immagine di copertina e le immagini che illustrano alcuni degli articoli di questo numero sono state create con l’intelligenza artificiale. Non pubblicheremo però mai articoli scritti interamente dall’IA e dedichiamo molta cura alla protezione del copyright quando si tratta di immagini generate con IA.
Questo perché crediamo nel nostro lavoro e nel rispetto di chi ci legge, tanto da metterci letteralmente la faccia. E, infatti, da questo numero inauguriamo una nuova serie di video nella sezione Viva voce. In ogni numero, due persone della redazione ci presenteranno i contenuti che Evoluzioni condivide e ci racconteranno anche un po’ del backstage della rivista. Pietro Tomasi e Sabrina Alma Pagani aprono le danze, li trovate qui.

Venticinque anni dopo l’articolo citato all’inizio, Gardner si è posto di nuovo la stessa domanda. Sul suo sito ha pubblicato un altro articolo in cui allarga la riflessione su cosa sia intelligenza negli altri animali, nelle piante, nei sistemi LLM (Large Language Models) come Chat GPT.  Lo fa distinguendo in modo utile le diverse dimensioni dell’intelligenza e suggerendo alcuni criteri per valutare gli attuali candidati a questa definizione, che siano umani, animali, vegetali, computazionali o, un domani, ibridi di queste entità.
Appare a noi evidente come lo spostamento della prospettiva degli ultimi anni su questo tema coincida con un modo di guardare al contesto in cui siamo immersi, e ai diversi attori che ci circondano, profondamente diverso da quello di studiosi come Binet. E che sia sempre più necessario uno scarto esistenziale che includa più sguardi sul mondo per comprenderne davvero la complessità che incarna. Semplificarne i confini con etichette e valutazioni, seppur rassicurante, limita di molto le nostre capacità di relazionarci con la realtà. Uno scarto che rimanda fortemente a quell’attunement, quella capacità di mettersi in ascolto con tutte le nostre intelligenze e senza giudizio, che è in grado di creare connessioni intelligenti tra noi e l’Altro.
Connessioni forse capaci di vedere quello che ancora non era evidente a menti limitate dal bisogno di misurare l’altro come conferma di sé (e del proprio potere).


Per approfondire: 

Alessandra Cosso

Supervisor Counselor e giornalista professionista. Si occupa delle connessioni tra narrazione, identità e cultura nelle organizzazioni, le indaga come consulente, le insegna come docente a UniPavia e alla SUPSI di Lugano. In Evoluzioni cura la direzione editoriale e scientifica.
Ha scritto Raccontarsela e qualche altra cosa ed è tutto in www.identistories.com

linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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