4/2025 Approfondimenti

Sintesi: la parola come etica e ascolto

Intervista a Gianluca Capotosto, che si occupa di intelligenza artificiale a supporto dei flussi di lavoro in chiave neuroaffermativa, a cura di Lorenzo Bianchi

Sintesi: la parola come etica e ascolto

Il linguaggio è molto più di un insieme di regole: è il luogo in cui ci incontriamo. A volte però quelle regole diventano barriere invisibili.
Oggi incontriamo Gianluca Capotosto, ricercatore e fondatore di Chiaroperte, una startup in fase di costituzione che si occupa di intelligenza artificiale a supporto dei flussi di lavoro in chiave neuroaffermativa.
Un approccio neuroaffermativo si fonda sul riconoscere, rispettare e valorizzare la neurodiversità, invece di adattare forzatamente tutti a un’unica norma cognitiva o comportamentale, come alternativa ai sistemi che rischiano di patologizzare o normalizzare. Gianluca Capotosto si propone di introdurre una rivoluzione gentile nei flussi di lavoro aziendali: quella della semplicità che ascolta, afferma l’identità cognitiva e restituisce dignità a entrambi gli interlocutori.


Lorenzo Bianchi: Gianluca, benvenuto. Vuoi spiegarci in breve di cosa ti occupi?
Gianluca Capotosto: Sono un linguista a cui non basta quanto c’è scritto nei manuali. Quando trovo un testo complesso, lo riscrivo insieme a persone con funzionamento diverso e osservo come concettualizzano eventi esterni, verbalizzano i legami tra informazioni e di che metafore si servono per comprendere l’ambiente in cui si muovono. Mi occupo di quello che si chiama semplificazione linguistica, una branca ancora nuova per cui non abbiamo nemmeno un nome univoco. Si usano termini come “lingua facile”, “lingua facile da leggere e da capire” o “plain language“. Ogni espressione riflette un approccio diverso, perché cambiano i criteri e i destinatari. L’obiettivo è identificare le specifiche necessità comunicative e capire quale sia la “lacuna da colmare” per il fruitore finale del testo.

LB: Puoi fare un esempio di questa semplificazione?
GC: Un esempio immediato, al pari di un universale della semplificazione linguistica, è preferire la diatesi attiva alla passiva: invece di dire “La mela è stata mangiata da me”, si usa “Io mangio la mela”. È più semplice. Ma è fondamentale capire che “semplice” non è mai sinonimo di “facile” o “banale”. La semplicità, a livello comunicativo, è una cosa estremamente potente e un obiettivo che tutti dovremmo perseguire se vogliamo farci capire. Semplificare seguendo le best practice quali struttura chiara e prevedibile, lessico concreto, frasi brevi è il primo step.

LB: Mi hai parlato nelle nostre conversazioni della semplicità intesa come scelta etica dettata dall’intelligenza emotiva. Cosa significa?
GC: La semplicità risiede anche in piccoli interventi come evitare usi impropri delle parole. Quindi la semplicità non ha nulla a che vedere con un approccio semplicistico o vago. La comunicazione non riguarda solo le parole; c’è un’intelligenza che viene prima. La prima intelligenza che dobbiamo impiegare è quella emotiva. Dobbiamo essere consapevoli che il nostro modo di comunicare è solo un tassello di un mosaico. Consiste, dunque, nel riconoscere la specifica necessità comunicativa altrui e cercare di adattarsi, o perlomeno cercare di non violare le regole che soggiacciono al loro modo di parlare. Forzare persone autistiche, ADHD o DCD a parlare e comportarsi come neurotipiche (detto masking o camouflaging) è associato ad ansia, depressione e forte stress psicologico già in età adolescenziale. Inoltre un tale adattamento forzato implica un alto consumo di risorse cognitive ed emotive.

LB: Vedo qui un parallelo con il counseling e la creazione di uno spazio d’ascolto non giudicante. È qualcosa in cui ti ritrovi?
GC: Nei miei studi, la cosa più importante emersa, parlando paradossalmente di linguaggio, è stata il silenzio. Il silenzio non inteso come assenza, ma come atteggiamento di ascolto. Riconoscere gli atteggiamenti senza fornire una versione finale del testo è, in sé, un atto comunicativo potente.

LB: Come si traduce questo ascolto in un approccio “neuroaffermativo”?
GC: Si traduce nel passare da un modello impositivo “inclusivo” a uno di co-autorialità “affermativo”. Invece di dare io la versione finale basata sulle regole, chiedo: “Come lo riformuleresti?“. Io fornisco una bozza avanzata del messaggio finale, intesa come analisi e scomposizione in elementi azionabili di un testo, per esempio una mail interna. Il tocco definitivo, tuttavia, lo deve dare l’utente finale che in tal modo educa l’algoritmo sull’output più utile a lui. Come nel counseling basato sulla persona, è l’utente, la persona neurodivergente, che mi guida nel suo mondo, e non viceversa.

LB: Perché è così importante che la parola venga dall’utente?
GC: Abbiamo tutti molteplici ruoli nella quotidianità e sul lavoro, ma siamo tutti anche autori e autrici. La parola che diciamo “su noi stessi” ha un effetto diverso da quella che gli altri ci “cuciono addosso”. La parola che una persona usa per descrivere se stessa ha un effetto di empowerment impareggiabile.

LB: Questo processo può avere anche un valore trasformativo?
GC: È la domanda che mi pongo, nell’avvicinarmi al linguaggio dell’altro. Porto un esempio. Mi è capitato di osservare come persone con autismo quando si trovano a elencare diversi elementi di un gruppo, lo facciano in maniera esaustiva, non fermandosi a nominare due elementi prototipici. Qui si genera una situazione dove, da un lato noi tendiamo a tagliare corto per ragioni di economia, mentre dall’altro il nostro interlocutore neurodivergente si trova in difficoltà a troncare la lista per non sembrare scortese. Dobbiamo introdurre quello che è conosciuto come doppia empatia. Quando parlo per esempio con una persona con autismo, cerco di avere l’accortezza di usare metafore visive concrete e formulare le frasi in modo tale da permetterne anche una comprensione letterale. In questo modo colmo una lacuna che ci distanzia e mostro empatia, cioè riconosco e affermo l’identità cognitiva dell’altro. Mentre, la persona con autismo riconosce il mio tentativo di avvicinamento e mostra comprensione se non sempre ci riesco. Entrambi facciamo un passo per colmare la lacuna che ci separa. Il fatto stesso di instaurare questo canale diretto restituisce dignità a entrambi e sana la qualità della relazione interpersonale. A questo mi riferisco quando dico che l’uso di quel linguaggio che è più intimamente disponibile alla persona può avere un effetto trasformativo per ambo le parti.

LB: Dove possiamo approfondire questi argomenti?
GC: Si possono trovare i miei articoli su Academia.edu che trattano proprio il “design di co-autorialità”. Consiglio inoltre caldamente un libro, una bellissima storia di resilienza: Il mio cammino nell’autismo di Amelia De Michele e il film Io ci provo di Francesco Paolucci.


Riferimenti:

  • Alderson-Day, B., & Pearson, A. (2023), What can neurodiversity tell us about inner speech, and vice versa? A theoretical perspective. Cortex, 168, 193-202. https://doi.org/10.1016/j.cortex.2023.08.008
  • Capotosto, G. (2023), Verso un modello di interpretariato in lingua semplificata. Polyphonie, 13(1). ISSN 2304-7607
  • Capotosto, G. (2025), From recipient to co-author: Empowerment and textual adaptation with adults with cognitive disabilities. A participatory approach to linguistic simplification
  • De Michele, A. (2025), Il mio cammino nell’autismo Europa Edizioni, Roma
  • Paolucci, F. (Regista) (2023), Io ci provo [Film documentario], Italia

Nota all’immagine di copertina.

Lorenzo Bianchi

Background in lingue e relazioni internazionali, ha lavorato come team leader in gruppi di ricerca della Commissione europea occupandosi di disseminazione scientifica. Counselor professionista dal 2010, è facilitatore e formatore aziendale. Membro di Respond Crisis Translation, ha esperienza diretta di modalità trauma-informed di mediazione linguistica e culturale.
Quando non è a correre nella sua amata foresta lo trovate di solito all’intersezione tra lingua, pensiero e tecnologia.

linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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