4/2025 Dialoghi

Comunicazione e nuove tecnologie fra timori e prospettive

Intervista con il giornalista, formatore e divulgatore Luigi (Gigio) Rancilio, a cura di Elisabetta Boni

Comunicazione e nuove tecnologie fra timori e prospettive

In un tempo di sfide come quello attuale, in cui la tecnologia digitale avanza a passi da gigante, insinuandosi nelle nostre vite e condizionando le nostre relazioni, è quanto mai opportuno fermarsi a riflettere per inquadrare il fenomeno e agire il più efficacemente possibile, come persone e come professionisti. Lo facciamo insieme a Luigi (Gigio) Rancilio, giornalista, esperto di comunicazione digitale e di intelligenza artificiale. 


Luigi Rancilio, dal tuo osservatorio di esperto di comunicazione digitale e intelligenza artificiale, pensi che il massiccio utilizzo di questi strumenti – da una parte molto preziosi nello studio, nel lavoro e nella vita in generale – rischi di generare un appiattimento nello sviluppo del pensiero critico, e quindi una maggiore omologazione fra gli esseri umani?
Il rischio indubbiamente c’è. Per interagire in modo corretto con l’IA occorre conoscerne il funzionamento e poi, per ottenere risultati di qualità, dobbiamo imparare a porre le domande giuste. Non è quindi tanto importante conoscere l’informatica, l’elettronica o essere dei tecnici, ma studiare le materie umanistiche. Solo grazie alla storia, alla filosofia e alla letteratura possiamo imparare ad affrontare i problemi utilizzando al meglio le macchine, costruendo relazioni con loro e sviluppando ragionamenti di qualità. Altrimenti rischiamo di cadere nello stesso fraintendimento che spesso è alla base delle azioni di contrasto al cyberbullismo, cioè il credere che si tratti di temi riservati agli esperti digitali, mentre i più competenti in questo campo sono gli educatori stessi. Chi educa infatti conosce il comportamento umano, e si fa carico dell’altro per aiutarlo a crescere e a migliorare. Il fatto che certi comportamenti si sviluppino nel digitale non fa alcuna differenza rispetto a quello che definiamo reale. Semmai, un aspetto critico dell’uso dell’intelligenza artificiale è che ci abitua alle scorciatoie, ci regala sommari e formulette che ci illudono di spiegarci questioni complesse ma che in realtà, molto spesso, ci abituano soltanto a non andare in profondità. Andiamo sempre di fretta – è vero – ma non per questo dobbiamo smettere di pensare. Tanto più che anche quando l’intelligenza artificiale amplifica gli aspetti negativi, siamo sempre noi ad avere il timone in mano per decidere la giusta direzione.

A me sembra che i media, ma anche i consulenti e gli specialisti della materia, ci stiano trasmettendo una paura – che poi rischia di sfociare nell’ansia – che il fenomeno dell’IA ci sopravanzi, senza che riusciamo a governarlo. Tu come leggi questo fenomeno?
La paura da sempre è un’ottima leva per creare attenzione e vendere libri, giornali, corsi. Ma la paura non è mai una buona consigliera, perché ci fa prendere decisioni sulla spinta dell’emotività. Dobbiamo quindi rimanere lucidi e con i piedi per terra. L’utilizzo di strumenti come questi – molto potenti, e quindi potenzialmente anche pericolosi – comporta una conoscenza del loro funzionamento e necessita di ragionamenti profondi su come e a cosa possono servirci. Non meno dannosa è l’ansia che tutto il mondo digitale in qualche modo ci trasmette, basti pensare anche ai social e all’insicurezza e inadeguatezza che spesso trasmettono, soprattutto nei ragazzi. Allo stesso modo, anche l’intelligenza artificiale può portare benefici e, allo stesso tempo, problemi: esistono delle chat conversazionali che vengono utilizzate sempre di più come supporti psicologici, perché permettono di raccontarsi a un interlocutore che è dotato di una pazienza e di una capacità di ascolto infinite. Ma, volendo analizzare il problema, non possiamo concentrarci soltanto sulla macchina e il suo funzionamento, perché rischia di rimanere sullo sfondo la criticità più importante: la solitudine sempre crescente che spinge in questa direzione, sulla quale dovremmo interrogarci come esseri umani.

Dal punto di vista normativo come sta procedendo il mondo?
La normativa è molto diversa fra Stati Uniti ed Europa. Gli USA, pur di vincere la gara con la Cina, stanno lasciando l’industria completamente libera, mentre il vecchio continente ha messo dei paletti di buon senso, legati soprattutto alla privacy ma che, pur favorendo i cittadini, stanno in parte penalizzando chi produce intelligenza artificiale. L’Italia, in particolare, ha approvato una legge nazionale sull’intelligenza artificiale, entrata in vigore il 10 ottobre 2025, che integra il regolamento europeo e disciplina l’uso dell’IA in settori chiave come pubblica amministrazione, sanità, lavoro e giustizia. Ci sono tante altre questioni, poi, che non si possono normare per legge, come le grandi questioni etiche, ma dobbiamo avere il coraggio di ammettere che le più grandi responsabilità sono umane e non delle macchine. Troppo spesso, come accennavo prima, ci scagliamo contro le macchine ma tendiamo a essere indulgenti con noi stessi.

Prima parlavi di una grande solitudine che spinge le persone a cercare aiuti per compensarla in modo apparentemente semplice, con il rischio però di ritrovarsi più sole di prima. Come educare a un uso consapevole degli strumenti?
Ci sono derive molto pericolose che coinvolgono sempre più giovani, come alcuni siti porno che permettono di costruire da soli l’androide che interloquisce con te, del quale ti puoi anche innamorare perdutamente, salvo poi rendersi conto della cruda realtà. Il passaggio futuro, su questa strada, potrebbe essere la possibilità di accoppiarsi con le macchine, con conseguenze pesanti sui rapporti sociali e, nello specifico, sessuali e affettivi. Ma c’è sempre un altro lato della medaglia, cioè quando la robotica è veramente di aiuto nelle relazioni umane, come nel caso dei robot in grado di agire come figure professionali, quali ad esempio quelle impegnate nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali per anziani). Non dico che debbano sostituire gli infermieri esistenti, ma che potrebbero intervenire laddove si fatica a reperirne, per garantire un servizio efficiente alle persone. Detta così, la questione potrebbe far inorridire molte persone, ma abbiamo costruito noi una società dove non  riusciamo più ad accudire in prima persona gli anziani, come si faceva un tempo.
Dobbiamo impegnarci tutti per prendere consapevolezza dei rischi e dei benefici dell’intelligenza artificiale, coltivando – soprattutto nelle scuole, ma non solo – l’avvicinamento alle tematiche affettive ma soprattutto, come dicevamo prima, con lo sviluppo di un’autonomia di pensiero e un approccio relazionale che solo le materie umanistiche possono favorire. Ci piace ripetere come un mantra l’espressione “restiamo umani”, ma il problema è come, in che modo? Siamo di fronte a cambiamenti epocali, e sono tante le domande alle quali l’umanità dovrà rispondere.

Veniamo all’aspetto spirituale, dove ti occupi – fra le altre cose – anche di formazione per operatori del mondo cattolico. Quale in questo ambito la postura verso le nuove tecnologie?
L’IA non può avere effetti positivi in questo campo, dove la crescita spirituale richiede relazioni autentiche, come del resto nell’ambito affettivo. Esistono chatbot con i quali è possibile confessarsi, ma è una follia, perché sono sistemi che non hanno alcun valore. Così come è possibile avere chatbot che creano omelie, ma anche qui la cosa più importante non può essere la qualità del testo prodotto, quanto la capacità e la credibilità di chi interagisce con i fedeli. Gli strumenti possono migliorare e continueranno a farlo, ma tutto quello che riguarda la spiritualità e la preghiera non può entrare nell’ambito dell’intelligenza artificiale, se non per aspetti totalmente secondari. Moltissimi papi, da Benedetto XVI in poi, hanno affrontato il rapporto con l’intelligenza artificiale. In particolare Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’,ci ha messi in guardia da quello che ha definito il paradigma tecnocratico dominante, che ci fa credere che la tecnologia e il potere tecnico siano il criterio ultimo del bene e del progresso, con il rischio di ridurre la politica, l’etica e la cultura a funzioni subordinate alla tecnica, e di produrre una cultura globale omologata e una perdita di senso umano, spirituale e comunitario.

Come pensi che noi counselor possiamo avvicinarci alle evoluzioni tecnologiche e alle loro possibili conseguenze, per riuscire a essere veramente di aiuto alle persone e alla società in generale?
C’è un grande bisogno di figure come le vostre, di professionisti che aiutino gli altri a gestire le difficoltà, a migliorare la qualità della propria vita e del proprio lavoro, a sviluppare le proprie potenzialità, e tutto attraverso un dialogo e un ascolto attivi. Il modo migliore per avvicinarci alle nuove tecnologie è quello di darci il tempo di capirle. Dobbiamo tutti studiare di più, pensare di più e non avere fretta di esprimere le nostre opinioni prima di aver avuto il tempo di elaborarle. Questa consapevolezza può aiutare anche a comprendere meglio l’utilizzo dei social, dell’IA e dei cambiamenti che si ripercuotono sulla collettività e, soprattutto, sulla vita quotidiana. Aspetti che rappresentano comunque un fenomeno sociale da conoscere e accogliere. Ma, alla base di tutto, torno a ripetere che niente come la comprensione emotiva fra le persone può essere di aiuto a riflettere e prevenire le varie problematiche.  


Luigi (Gigio) Rancilio
Giornalista, è stato 
caporedattore di “Avvenire” e curatore della rubrica “Vite digitali” dedicata alle sfide tecnologiche e ai cambiamenti che stanno portando nelle nostre esistenze, nonché social media editor dello stesso quotidiano. Autore di Il futuro dell’informazione tra carta, web e tanto altro e di Gli influencer cattolici: un identikit e un decalogoOggi si dedica alla formazione e alla divulgazione.
 


Come spunti di riflessione leggera sul rapporto fra esseri umani e nuove tecnologie, in questo stesso numero di Evoluzioni. Lo sguardo del counseling consigliamo la visione di Her e di Electric Dreams, n.d.r.

Elisabetta Boni

Vive in Mugello, alle porte di Firenze, terra di illustri personaggi quali Giotto e Beato Angelico, e dove il motto «l Care» è ancora impresso in quella che è stata la scuola di Barbiana.
Nel corso della propria carriera di funzionario pubblico si è occupata di varie materie, fra le quali la comunicazione, la cultura e il sociale.
Adesso, continua a scrivere come giornalista per il piacere di farlo, e guarda il mondo con le lenti del counseling e della mediazione familiare, temi di progetti nei quali è impegnata.

linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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