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Prima giornata di convegno: la sessione del mattino

a cura di Rossella Cardinale

Prima giornata di convegno: la sessione del mattino

Il 15° Convegno nazionale di AssoCounseling è iniziato sabato 18 aprile con il discorso di apertura di Alessandra Benedetta Caporale, presidente in carica, seguito da due interessanti ospiti: Andrea Galimberti, nel suo speech intitolato (Ri)modulazioni narrative: tra visioni ecologiche e ritorno del reale ha arricchito la visione della platea sullo spazio narrativo; Rolando Ciofi ha dialogato con Tommaso Valleri attorno al titolo Chi racconta chi? Narrazione, identità e potere nelle professioni di relazione.  


(Ri)modulazioni narrative: tra visioni ecologiche e ritorno del reale
Andrea Galimberti, professore associato Università degli Studi di Milano “Bicocca”

Andrea Galimberti ha proposto una riflessione ampia e articolata sul ruolo della narrazione nel counseling, collocandola entro una prospettiva pedagogica, ecologica ed ecosistemica.
Il counseling è stato presentato come uno spazio narrativo privilegiato: un luogo in cui l’esperienza prende forma attraverso connessioni, selezione di ciò che appare pertinente, costruzione di confini e attribuzione di senso. La narrazione, in questa visione, non è semplicemente un racconto ma struttura che organizza l’esperienza nel tempo e rende leggibile ciò che, altrimenti, resterebbe frammentato, disperso o confuso. 

Galimberti richiama la “svolta narrativa” delle scienze sociali e delle pratiche di consulenza tra anni Ottanta e Novanta, quando l’attenzione si è progressivamente spostata dalle verità astratte e universali ai significati costruiti dai soggetti nelle loro storie. In questa cornice, la storia diventa la via privilegiata per comprendere il senso dell’esperienza vissuta. Il counseling assume così il compito di aiutare la persona a riconoscere una forma dentro gli eventi della propria vita: non un ordine già dato, ma un disegno che emerge a posteriori, grazie a uno sguardo capace di cogliere legami, passaggi, nessi e trasformazioni. Allora, è il/la counselor che accompagna la persona a vedere questa forma, a risemantizzare il vissuto e a trasformare una sequenza di eventi in una storia dotata di significato. 

Un nodo centrale dell’intervento riguarda la forza generativa delle narrazioni. Per Galimberti il lavoro sulle storie non si limita a rappresentare la realtà, ma può anche modificarla: cambiare mappa può voler dire cambiare territorio. Da qui deriva una visione del counseling come pratica capace di intervenire sulle storie saturate dal problema, aprendo riscritture alternative, più evolutive, più respirabili e più vivibili. Così, non conta tanto individuare la storia vera in senso assoluto, quanto costruire un racconto che permetta alla persona di uscire dall’impasse, di rimettere in movimento la propria esperienza e di produrre nuove possibilità di azione e di senso. 

È però proprio su questo punto che Galimberti introduce la sua riflessione critica. Un video in cui Alessandro Baricco racconta del passaggio di una cometa, serve a mostrare in modo concreto il rapporto problematico tra fatto e narrazione. Il fatto, in sé, è reale: una cometa sta passando vicino alla Terra e il suo transito costituisce un evento astronomico indipendente dal racconto che se ne fa. Tuttavia Baricco mostra come l’attesa costruita dai media finisca per orientare la percezione collettiva dell’evento, anticipandola nel tempo. Nel racconto, il giornale per cui Baricco lavora decide di pubblicare il pezzo prima del momento culminante del passaggio e questa anticipazione rivela il potere del dispositivo narrativo: non creare il fatto, ma determinarne il tempo sociale, la risonanza simbolica e la forma della sua ricezione pubblica.
La frase “la cometa passa quando lo decidiamo noi” pronunciata dal direttore del quotidiano per convincere la redazione a pubblicare anzitempo la notizia, non nega quindi la realtà dell’evento astronomico; mette invece in scena l’illusione che lo storytelling possa precedere il fatto, orientarlo e quasi sostituirlo nella coscienza collettiva. È questo il punto che interessa Galimberti: il rischio che la narrazione, da strumento per interpretare il reale, si trasformi in dispositivo che pretende di dominarlo o assorbirlo interamente. 

Da qui prende avvio la seconda parte dell’intervento, centrata sul ritorno del reale. Pur riconoscendo la straordinaria potenza trasformativa delle storie, Galimberti sottolinea che esse non esauriscono mai il mondo: restano sempre parziali, instabili, attraversate da punti ciechi e confrontate con sistemi più ampi, con vincoli, resistenze e dimensioni del reale che non sono pienamente narrabili né controllabili. La prospettiva ecologica ed ecosistemica serve appunto a ricordare che ogni narrazione si inscrive in contesti vivi e complessi, che reagiscono, eccedono e talvolta smentiscono le nostre mappe. Il reale, insomma, ritorna sempre, e non può essere completamente assorbito dalla narrazione che ne facciamo. 

Galimberti, dunque, mette in guardia da una concezione eccessivamente costruttivista della narrazione, soprattutto nel contesto contemporaneo, segnato dalla proliferazione di storytelling, media digitali e fake news. Se tutto viene ricondotto alla sola costruzione narrativa, si perde il confronto con ciò che resiste, con ciò che non dipende interamente da noi, con l’alterità del mondo e con la complessità dei sistemi di cui facciamo parte. Per questo, il relatore propone una posizione più problematica e insieme più matura: riconoscere la potenza delle storie senza assolutizzarla, sapendo che la mappa non coincide mai del tutto con il territorio. 

La conclusione è molto significativa per il counseling: lo spazio narrativo è uno spazio dilemmatico. Da un lato, la narrazione ha una straordinaria capacità di connettere, dare forma, risignificare e trasformare; dall’altro, non può mai pretendere di padroneggiare interamente la realtà. Ne deriva una postura etica più sobria e più responsabile: il/la counselor non controlla la storia dell’altro ma entra consapevolmente in un campo aperto, più grande delle proprie intenzioni, sapendo che ogni intervento narrativo produce effetti dentro sistemi vivi e non del tutto prevedibili.
Per questo, il lavoro narrativo, più che un esercizio di dominio, si configura come una pratica di responsabilità, attenzione e confronto con la complessità del reale.


Chi racconta chi? Narrazione, identità e potere nelle professioni di relazione
Rolando Ciofi, segretario generale Movimento Psicologi Indipendenti (Mo.P.I.)

Dialogando con Tommaso Valleri, direttore generale di AssoCounseling, Rolando Ciofi ha affrontato il tema del rapporto tra narrazione, identità professionale e potere, ricostruendo in chiave storico-politica la vicenda della psicologia professionale in Italia e il suo intreccio con il counseling. La tesi di fondo del suo intervento è chiara: quando una professione racconta se stessa, non costruisce soltanto una memoria o un’identità, ma definisce anche confini, appartenenze, esclusioni e rapporti di forza. Per questo, secondo Ciofi, la storia delle professioni di relazione è sempre anche una storia politica. 

A partire da questa premessa, Ciofi ha ripercorso la nascita dell’Ordine degli psicologi, collocandola dentro processi più ampi: l’emergere della psicologia sperimentale, lo sviluppo della psicoanalisi, la crescita del welfare e il progressivo riconoscimento del benessere soggettivo come valore collettivo. In questa genealogia, la psicologia si struttura progressivamente come campo professionale, ma la sua istituzionalizzazione avviene attraverso conflitti, compromessi e ambiguità, soprattutto nel lungo percorso che porta alla legge del 1989 e poi alla concreta attivazione dell’Ordine nei primi anni Novanta. Ciofi insiste sul fatto che questa costruzione non fu neutrale: stabilire chi fosse dentro e chi fuori, comportò decidere chi poteva legittimamente abitare il campo psico-professionale e chi, invece, ne sarebbe rimasto ai margini. 

Uno dei nuclei più forti dell’intervento riguarda proprio questo confine. Ciofi osserva che, dopo la costituzione dell’Ordine, una parte consistente del mondo delle professioni di aiuto rimase esclusa o non pienamente riconosciuta e da questa esclusione presero forma nuovi percorsi organizzativi e professionali, tra cui il counseling. In questa lettura, il counseling non appare una realtà estranea o impropriamente sovrapposta al mondo psicologico ma una delle espressioni di quel più ampio universo del “prendersi cura” che la psicologia istituzionale non ha saputo o voluto includere in modo generativo. Per Ciofi, quindi, il conflitto tra psicologia e counseling non va letto sul piano personale o corporativo, ma come una questione di assetto istituzionale e di definizione del campo professionale. 

Un altro passaggio centrale del suo intervento è la distinzione tra “curare” e “prendersi cura”. Secondo Ciofi, una parte dominante della psicologia italiana ha progressivamente privilegiato una visione sanitaria, centrata sul sintomo, sulla diagnosi e sul trattamento, mentre il lavoro relazionale, educativo, orientativo e di accompagnamento avrebbe bisogno di una cornice più ampia. Il suo argomento è che il mondo “psi” non dovrebbe essere pensato come un monopolio di una sola professione, ma come un campo attorno al quale ruota una pluralità di pratiche e competenze: counseling, mediazione familiare, pedagogia clinica e altre professioni di relazione. In questa prospettiva, il counseling meriterebbe piena legittimazione nello spazio del “prendersi cura”, distinto dalla cura sanitaria, e non per questo marginale o residuale.

Ciofi ha anche dedicato ampio spazio al tema delle norme e dei modelli di regolazione professionale. Da un lato, ha sottolineato i limiti del sistema ordinistico, ritenuto rigido e tendenzialmente escludente; dall’altro, ha riconosciuto alla Legge 4/2013 un ruolo importante nell’aver offerto alle professioni associative, tra cui il counseling, uno strumento di riconoscimento più dinamico e coerente con la realtà sociale. In questa chiave, l’esperienza di AssoCounseling viene letta come il segno di un mondo professionale vivo, capace di organizzarsi, di interlocuzione istituzionale e di presenza concreta nei contesti sociali. Anche per questo Ciofi invita a superare le narrazioni difensive o delegittimanti e ad aprire, piuttosto, spazi di confronto più maturi tra professioni confinanti. 

Nella parte conclusiva, l’intervento si è spinto su un piano più apertamente politico e prospettico. Ciofi ha sostenuto che la pretesa di una sola professione di governare l’intero campo della relazione d’aiuto non sia né realistica né desiderabile, perché rischia di impoverire la complessità delle pratiche relazionali e di produrre chiusure corporative. Al contrario, ha rilanciato la necessità di immaginare forme più dialogiche e inclusive di organizzazione del campo professionale, capaci di riconoscere differenze, competenze e ambiti distinti senza trasformarli automaticamente in gerarchie o scomuniche istituzionali. In questo senso, la domanda “chi racconta chi?” diventa decisiva: chi ha il potere di nominare l’altro, di legittimarlo o delegittimarlo, di definirne il posto? Per Ciofi, il futuro delle professioni di relazione passa anche dalla possibilità di cambiare questa narrazione e di costruire un lessico più plurale, meno difensivo e più aderente alla realtà dei bisogni contemporanei.


Per continuare:

Rossella Cardinale

Ama integrare con creatività esperienze e risorse.
Dopo una formazione giuslavoristica e oltre 20 anni di lavoro manageriale in azienda, ora si occupa di consulenza sui temi del wellbeing, diversity&inclusion e di formazione sulle competenze legate all’intelligenza emotiva e alla parità di genere. È counselor professionista in psicosintesi e formata come facilitatrice della comunicazione inclusiva e della gestione del conflitto.
Ama la cultura e l’arte ed ha fondato in Aidp Lombardia il gruppo Art&Management.
Pratica yoga e meditazione.

linguaggio disobbediente

Come tutte le norme, anche quelle linguistiche sono un artefatto politico, sociale, culturale. Quella del maschile sovraesteso è una regola linguistica che di recente l’Accademia della Crusca ha definito come non discriminante. Di fronte alle norme ci sono sempre due possibilità: obbedire o disobbedire. Questo articolo vuole essere un atto intenzionale di disobbedienza grammaticale che intende ribadire – proprio con le parole – la forza dirompente del linguaggio. Come tutte le dis-obbedienze, è dis-turbante e dis-ordinante, anche percettivamente per chi legge; eppure: considerate che ogni qualvolta la piccola "ə" genera un senso di fastidio, la forma di straniamento è analoga a quella vissuta da chi appartiene a una minoranza a cui una maggioranza – sociale, politica, linguistica e sessuale – impone, nel nome della regola, dell’estetica o della leggibilità, l’adeguamento come normale. E come l’obbedienza a un ordine continui ad essere una virtù.


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Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri è una scrittrice di fama mondiale, nota per le sue opere sull'esperienza degli immigrati, in particolare degli indiani orientali. Ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con la sua prima raccolta di racconti, 'Interpreter of Maladies'. Nel suo libro bilingue 'In Other Words', originariamente scritto in italiano, Lahiri esplora il travagliato processo che ha affrontato per esprimersi in una nuova lingua.


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code-switching

Il code-switching, o commutazione di codice, è il passare fluidamente da una lingua a un’altra all’interno del discorso di uno stesso parlante. Può riflettere la volontà di esprimere un'identità culturale, di adattarsi a un gruppo sociale specifico, o semplicemente di utilizzare la lingua percepita più adatta per esprimere un particolare concetto o emozione.


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Counseling scolastico in Corea del Sud

Fonte: Sang Min Lee – Eunjoo Yang, “Counseling in South Korea”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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L’esperienza del counseling in Turchia

Fonte: Fidan Korkut Owen and Oya Yerin Güneri, “Counseling in Turkey”, in Counseling Around the World, a cura di Thomas Hohenshil, Norman Amundson, Spencer Niles, American Counseling Association, Alexandria VA (USA), 2013.


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Pietra di inciampo


Stolpersteinen, in tedesco, pietre d’inciampo; ideate negli Anni 90 dall'artista tedesco Gunter Demnig per innestare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio.

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Comitato scientifico di AssoCounseling


Svolge varie funzioni di supporto e stimolo all’attività di ricerca, studio ed elaborazione dell’identità professionale.

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Il team


Nella quarta edizione appena conclusa Laura Torretta ha ricoperto il ruolo di referente nel direttivo e di project manager, affiancata dalla process owner Aidp Lombardia Daniela Tronconi. È in partenza la quinta edizione, con un passaggio di consegne al nuovo direttivo, in cui la nuova referente dell’iniziativa sarà Rossella Cardinale e la nuova project manager Elisabetta Maiocchi.

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Ringraziamento ai supervisori


Si ringraziano in particolare Pierpaolo Dutto, Manuela Giago, Silvia Ronzani, referenti per le tre scuole.

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Questionario di fine percorso


Per chi volesse avere evidenza del questionario somministrato a fine percorso ecco le domande proposte:

  • Avevi già effettuato un percorso di counseling?
  • Relativamente all’esperienza di counseling quale è il livello di gradimento complessivo?
  • Ti sei sentito/a accolto/a, ascoltato/a e compreso/a dal counselor? Sì? Come? No? Come?
  • Quali tema e bisogno sono stati al centro del tuo percorso?
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere all’inizio: da 1 a 10?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provavi all'inizio del primo incontro.
  • Quali pensieri ricorrenti, schemi limitanti, credenze e convinzioni sono emerse e hai trasformato?
  • Quali nuove consapevolezze hai sviluppato?
  • Quali risorse hai organizzato e mobilitato al servizio della tua crescita?
  • Descrivi, con una o più parole, l'emozione che provi ora, al termine del tuo percorso.
  • Quali azioni nuove scegli ora più coerenti con il tuo obiettivo?
  • Regista e protagonista di una nuova narrazione: descrivi la tua esperienza di cambiamento e maggiore benessere
  • Se dovessi dare un valore al tuo benessere alla fine del percorso: da 1 a 10?
  • Raccomanderesti questa esperienza ad altri? Sì? Per quale motivo? No? Per quale motivo?

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Definizione di sessualità


"La sessualità è un concetto esteso […]. È una parte naturale dello sviluppo umano in ogni fase della vita e include componenti fisiche, psicologiche e sociali […]. La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, l’identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite ed espresse. La sessualità è interessata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali.”

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Diritto alla sessualità


"Tutti gli esseri umani hanno la facoltà di vivere la propria sessualità in maniera appagante, libera da coercizioni, discriminazioni o violenza. I diritti sessuali si basano sui principi fondamentali dei diritti umani internazionalmente definiti, sono parte integrante delle convenzioni dell’ONU che hanno carattere vincolante.”

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Origine della sessuologia scientifica


Lo studio della sessuologia scientifica è un ambito di ricerca recentissimo che risale alla metà del 1900. Fa capo gli studi rivoluzionari di Masters e Jonson, i primi ad interessarsi scientificamente la sessualità cercando di superare la teoria e la clinica freudiana che intendeva i disturbi sessuali espressione di uno sviluppo psicosessuale problematico.

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dall'articolo 10


Il diritto all’istruzione e il diritto ad una educazione sessuale approfondita ed esauriente: “Ogni individuo ha il diritto all’istruzione ed il diritto ad una educazione sessuale completa. L’educazione sessuale deve essere appropriata all’età, scientificamente accurata, culturalmente adeguata e basata sui diritti umani, sull’uguaglianza di genere e su un approccio positivo alla sessualità.”

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riferimento bibliografico esteso


Tutu, D. (2004), God has a dream. A vision of hope for our time, Doubleday, NY.

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riferimento bibliografico esteso


Mokgoro, Y. (1998), Ubuntu and the law in South Africa. Buffalo Human Rights Law Review, 15, 1–6.

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stati dell'Io


Per la terminologia dell’Analisi Transazionale utilizzata si può fare riferimento al testo di Stewart – Joines in bibliografia.

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L'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy


Nell'intervista, Capotosto cita l'esempio di Rigivan Ganeshamoorthy, un atleta paralimpico che, usando una parola normalmente offensiva, ha scritto la parola su sé stesso con leggerezza, ridefinendo la propria condizione in maniera autodiretta e tematizzando l’umorismo in ambito di disabilità.

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Doppia empatia


La teoria della doppia empatia, formulata dal sociologo Damian Milton, propone che le difficoltà comunicative tra persone neurodivergenti e neurotipiche non derivino da un “deficit” di una delle due parti, ma da una asimmetria reciproca. Quando due individui hanno modi diversi di percepire, interpretare e dare significato all’esperienza, può emergere un gap di comprensione che riguarda entrambi. L’approccio mette quindi l’accento sulla relazione, non sulla mancanza individuale, e invita a considerare la comunicazione come un processo di co-costruzione che richiede adattamento e ascolto da entrambe le parti.

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Nota all'immagine


I principi di design dell'immagine si basano sulla Neuroaffermatività, definendo la comunicazione tra persone neurodivergenti e persone normotipiche come un mismatch reciproco tra stili cognitivi validi, il quale dà luogo al Double Empathy Problem. Sono stati esclusi per etica simboli patologizzanti come il pezzo di puzzle. L'estetica funzionale adotta il Low Arousal Design o Minimalismo Sensoriale e palette a bassa saturazione per garantire accessibilità visiva e sicurezza sensoriale, prevenendo lo stress da Pattern Glare.

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neurodivergenza


Per neurodivergenza, si intende un funzionamento neurologico diverso da quello considerato "tipico", non una malattia, ma una variazione naturale del cervello umano, che include condizioni come autismo, ADHD, dislessia e plusdotazione, caratterizzata da modi unici di pensare, percepire e interagire con il mondo, valorizzando le differenze piuttosto che vederle come deficit.

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