Nel 1924, aprendo una conferenza presso la facoltà di teologia a Magdeburgo, il filosofo tedesco Martin Heidegger si chiese “che cos’è il tempo?”: la risposta che diede allora fu pubblicata nel 1989 ne Il concetto di tempo.
Questo saggio costituisce una prima e concisa trattazione di alcuni temi di Essere e tempo (Sein und Zeit, 1927), la sua opera più nota e importante: è una lettura impegnativa, nonostante sia uno scritto di poche decine di pagine. Tuttavia, essendo la trascrizione di un’esposizione orale, ho sperimentato in prima persona che rappresenta una sfida praticabile anche per chi non ha consuetudine con i testi di filosofia.
D’altro canto, la riflessione di Heidegger sul tempo è uno dei pilastri dell’esistenzialismo e il counseling, che affonda parte delle proprie radici nella filosofia, ha tratto molto nutrimento dal pensiero esistenzialista grazie a Rollo May e Viktor Frankl.
L’autore inizia criticando l’idea che il tempo sia solo un’entità fisica misurabile, composta da una progressione imperturbabile di intervalli regolari: una convenzione sociale basata sulla fisica newtoniana e galileiana. Questa ha generato una forma di controllo ma non di reale conoscenza: la pretesa di comprendere per mezzo della misurazione oggettiva, finisce per negare il tempo stesso.
Per superare questa concezione, richiama alcuni pensatori del passato, in particolare Aristotele e Agostino. Dalle Confessioni cita «È il mio “sentirmi” che misuro, ripeto, quando misuro il tempo»: un passaggio che accende l’attenzione verso la soggettività dell’essere nel momento. Da qui si dipana la riflessione originale secondo cui la temporalità coincide con l’essenza della vita: l’esperienza umana, definita «esserci», è «essere-di-volta-in-volta», essere nell’istante prendendosi cura, esprimendosi, stando in relazione.
Questa esperienza legata all’attimo prende forza nella coscienza della sua finitezza, non come pensiero ossessivo ma come atteggiamento di fondo: tenere presente che la morte arriverà, certa e imprevedibile, e che il futuro sarà l’epoca del «non più», restituisce interesse per l’autenticità della vita nel presente, che la stagione dell’«ancora». Perciò l’attenzione si sposta dal «cosa» dell’azione imminente al «come» dell’esistenza istantanea e questo genera una differenza sostanziale: mentre il «cosa» dell’agire è fisso in un intervallo della linea temporale, il «come» dell’essere può essere recuperato, compreso, attualizzato, costruendo connessioni che superano l’irreversibilità della progressione cronologica. Passato, presente e futuro, dunque, si compenetrano simultaneamente in ogni attimo: nello stesso momento siamo ciò che siamo stati, ciò che stiamo vivendo e ciò verso cui ci proiettiamo.
La lettura di questo denso saggio e le riflessioni che innesca possono accendere lampi di comprensione, intensa e ampia, dell’esperienza di vita nel rapporto col tempo che compiamo come esseri umani, tanto noi quanto le persone che incontriamo nei nostri setting professionali.
libro
Il concetto di tempo
di Martin Heidegger
a cura di Franco Volpi
Piccola Biblioteca Adelphi, 1998
