In coincidenza con la Biennale Arte 2026 di Venezia, ha inaugurato presso le Gallerie dell’Accademia della città lagunare Transforming Energy, retrospettiva sull’opera di Marina Abramović, curata dal Direttore artistico del MAM di Shanghai in collaborazione con l’artista stessa.
Con questa antologica in occasione dei suoi ottant’anni, Marina Abramović diviene la prima donna vivente la cui opera viene ospitata nelle sale del museo veneziano: un grande riconoscimento che celebra una storia personale e artistica significativa e ormai duratura.
L’arte performativa, di cui Abramović è una esponente apicale, invita il pubblico ad assistere e talvolta partecipare alla performance: è nella natura stessa di questo linguaggio la riflessione sulle trasformazioni personali e ambientali indotte dalle suggestioni, nell’intervallo temporale contenuto dell’azione artistica.
In questa occasione, la riproposizione di opere del passato (alcune ormai vecchie di mezzo secolo) ci permette anche di osservare se e come si sia evoluta nel lungo periodo la capacità di fare esperienza, di percepire e reagire: l’artista serba, nella sua carriera, ha proposto anche opere provocatorie, talune addirittura respingenti, eppure oggi attira un pubblico vasto ed eterogeneo.
Tutto ciò a Venezia, una città che declina in maniera unica la relazione col tempo: apparentemente cristallizzata in un momento di splendore del passato remoto, da sempre continua a richiamare e digerire la contemporaneità.
Lo stesso complesso dell’Accademia è testimonianza di questo, essendo stato trasformato, da edificio di culto, a centro di produzione artistica, a luogo di conservazione ed esposizione, con gli inserti architettonici di Palladio e dei due Scarpa. Una storia secolare di dialettica, fra permanenza della memoria e spinta al cambiamento.
Da qualche anno le Gallerie dell’Accademia, accanto alla magnifica collezione di capolavori dei maestri del Cinquecento e Seicento veneto, accolgono l’arte contemporanea per richiamare nuovo pubblico.
In questo, Transforming Energy accoglie una sfida nuova, perché l’allestimento non relega l’antologica nelle sale per le esposizioni temporanee (come per Anish Kapoor nel 2022), ma lascia che le opere contemporanee contaminino le gallerie della collezione classica, osando dialoghi fra periodi cronologicamente distanti, come nella contrapposizione diretta della Pietà di Tiziano di fine ‘500 e della Pietà di Abramović con Ulay del 1983.
Queste forme di sperimentazione sulle possibili relazioni fra passato e contemporaneo, sul valore della memoria, sulle trasformazione nel tempo, fanno di questa mostra un evento stimolante per le nostre riflessioni.
arte
Transforming Energy
di Marina Abramović
a cura di Shai Baitel
presso Gallerie dell’Accademia di Venezia, dal 6 maggio al 19 ottobre 2026
