[ò-zio] s.m.
L’ozio, dal latino otium nella sua accezione classica, contrapposto al negotium, interesse pubblico, nel periodo romanico rappresenta il tempo libero dedicato all’arricchimento intellettuale e spirituale. Significa astenersi dagli impegni, che si traduce in pigrizia, causata da mancanza di volontà e indolenza, oppure si riferisce al piacere di dedicarsi al riposo come momento di benessere psicofisico. Ma può diventare anche un vizio, una cattiva abitudine per l’assenza di un’attività che perdura nel tempo. L’accezione positiva, che si collega al nostro ambito di intervento, è relativa a quel tempo prezioso per la crescita interiore, grazie al prendersi cura di sé, dei propri bisogni e a coltivare le passioni che ampliano gli orizzonti. In questo spazio personale prende forma l’ozio creativo che risveglia le menti e si muove quel vuoto fertile che stimola l’intuizione.
